E Via Nazionale bacchetta le commissioni

Ancora non ci siamo. Le commissioni bancarie restano nel centro del mirino a causa degli oneri applicati e delle zone d’ombra che danneggiano la clientela. Tutto ciò, nonostante la recente legge che ha vietato le commissioni di massimo scoperto sui conti correnti non affidati (cioè quelli privi della soglia di debito tollerata dagli istituti) e ne ha disciplinato l’applicazione su quelli affidati. A sollevare il problema non sono questa volta le associazioni dei consumatori, ma lo stesso governatore di Bankitalia, Mario Draghi. Che dal palco del Forex invoca «un nuovo intervento legislativo, che superi le incertezze interpretative. Inoltreremo nei prossimi giorni al governo una proposta organica di disciplina che porti a oneri espressi con chiarezza, perché tutti i clienti possano fare un confronto tra le diverse banche e la concorrenza possa operare senza l’impedimento dell’opacità». Un orientamento su cui il presidente dell’Abi, Corrado Faissola, si è subito mostrato in disaccordo, proponendo invece «un’autoregolamentazione concordata con l’Antitrust».
I rilievi di Draghi sono comunque supportati da una ricerca effettuata da Via Nazionale su 500 istituti italiani, un campione insomma rappresentativo di circa l’80% dei conti correnti. La rilevazione ha verificato che sui conti correnti non affidati le banche hanno sostituito la commissione di massimo scoperto (cms) con nuovi e numerosi oneri. Il più utilizzato è la maggiorazione del tasso debitore applicato. La giungla di spese rende, a giudizio di Bankitalia, «più difficoltosa la comparabilità dei contratti offerti». Anche perché le banche non mettono a disposizione del cliente strumenti in grado di simulare quale sia il contratto meno oneroso. Quanto ai conti correnti con fido, il 63% degli istituti ha sostituito la cms con commissioni di diversa natura, privilegiando soprattutto la formula degli oneri per la messa a disposizione di fondi calcolati sullo scoperto accordato. A questa mancanza di trasparenza si associano costi non sempre vantaggiosi per i correntisti. Le commissioni hanno visto una riduzione in media, ma «per circa un terzo dei casi l’onere è invece aumentato», ha detto il governatore Draghi.
Sui depositi non affidati la ricerca individua, infatti, un aggravio di costi per chi utilizza un alto numero di giorni di scoperto, mentre per i conti affidati il risparmio indotto dall’abolizione della cms è maggiore rispetto ai primi.
La conclusione? «Nel complesso - sintetizza Bankitalia - i benefici netti per i correntisti potrebbero essere inferiori a quelli stimati se compensati da aumenti nei tassi di interesse e nelle voci generali di costo del conto corrente».