E nel mondo si licenzia: bruciati altri 55mila posti

Sui giornali stranieri si registra, ieri come ormai ogni giorno, una vera mattanza di licenziamenti. In 24 ore sono stati «bruciati» quasi 55mila posti di lavoro: «Toyota taglia mille addetti, General Motors duemila»; «Philips, 6mila a casa»; «Ing licenzia 7mila persone»; «Corus (colosso indiano del’acciaio, ndr) annuncia: via 3.500 persone», «Sprint Nextel (terzo operatore Tlc Usa, ndr) licenzierà 8mila dipendenti, «Home-Depot (gigante Usa del fai da te, ndr), altri 7mila», «Caterpillar, scure su 20mila impiegati» e via licenziando.
Mentre nel resto del mondo l’addio al posto di lavoro è già realtà, in Italia solo a sentire la parola «licenziamento», i sindacati alzano le barricate. La differenza è racchiusa in due immagini contrapposte: gli impiegati di Lehman Brothers, in dignitosa fila coi loro scatoloni, a casa per colpe non loro. E le hostess Alitalia, in festa dopo il primo fallimento della trattativa con Cai. Una di loro, immortalata con un cappio, è finita al Grande Fratello 9. Ieri sera ha saputo che «rischia» il licenziamento. Lei intanto è a Casa, e tante sono a spasso.
Grazie al sistema di ammortizzatori sociali, in Italia il licenziamento è proprio l’ultima spiaggia. L’anticamera, in molti casi, è la cassa integrazione. Proprio per questo il governo ha deciso di aumentarne la dotazione da uno a 8 miliardi, attingendo al Fondo sociale europeo, oggi gestito dalle Regioni. Il nodo principale è ancora irrisolto, nonostante la promessa del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi di lasciare «carta bianca» ai governatori. Decisivo il vertice tra le parti sociali fissato nei prossimi giorni. Ma le stime non lasciano scampo: il numero uno di Fiat Sergio Marchionne ha parlato di «65mila posti a rischio nell’indotto auto» mentre nel 2008 la cassa integrazione tra gli operai è aumentata del mille per cento rispetto al 2007. E nell’edilizia secondo la Cgil «sono a rischio altri 250mila posti». Il segretario della Cisl Raffaele Bonanni suggerisce: «Bisogna far ricorso il meno possibile alla cassa integrazione, sì ai contratti di solidarietà, distribuendo il poco lavoro che c’è: lavorando tutti, lavorando meno».
Chi non può licenziare se stesso, abbassa la saracinesca. L’allarme arriva da Confesercenti: «60mila imprese, molte a conduzione familiare con uno o due dipendenti, chiuderà i battenti nel 2009».
Oggi le misure anticrisi contenute nel decreto legge del governo arrivano al Senato. Palazzo Chigi ha posto la questione di fiducia sul pacchetto di aiuti attraverso l’annuncio in Aula del ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito. «La decisione - sottolinea Vito - è stata presa per evitare la decadenza di un provvedimento a cui il governo attribuisce una straordinaria importanza. Il ministro ha ricordato che il decreto, ormai prossimo alla scadenza dei termini per la conversione in legge, contiene «importanti norme per sostegni a famiglie e imprese». Il voto finale è previsto per stasera alle 19.
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