E nel pieno della crisi del lusso l’Upim ritrova il profitto

Il 2007 chiuso con un risultato di 13,5 milioni grazie a poste straordinarie

da Milano

Upim nel 2008 compie ottant’anni ma deposita il proprio bilancio da due soltanto. Per 78 anni la catena di magazzini popolari de La Rinascente è stata infatti una semplice divisione della casa madre: dal 2005 è una srl. Ora annuncia che ha chiuso l’esercizio 2007 (al 30 settembre) con utile lordo di 13,5 milioni di euro, contro la perdita ante imposte di 22,4 milioni del 2006. Un risultato che premia il profondo lavoro di ristrutturazione e di ricerca dell’efficienza guidato dall’amministratore delegato Luca Rossetto, ma che beneficia soprattutto della consistente plusvalenza (tra i 15 e i 20 milioni, quindi superiore al risultato di bilancio) dovuta alla cessione del magazzino di San Babila, a Milano (all’immobiliare Tamerice è andato il corrispettivo dei muri, a Upim srl l’avviamento).
La società sottolinea che per tutti i 15 anni precedenti i conti di Upim (che tuttavia non avevano una propria autonomia e non erano visibili al pubblico) sono stati in rosso, e il 2007 va considerato come l’anno dell’inversione di tendenza; la nota della società sottolinea che l’utile è stato anzi raggiunto con un anno di anticipo sul previsto. Il rilancio è ancora in corso, e si è focalizzato in particolare sul rinnovamento delle linee di prodotto e dei fornitori, sul cambiamento della struttura organizzativa, e sulla ristrutturazione della rete di vendita che prevede investimenti e nuove aperture: nel 2007 sono stati aperti 16 nuovi negozi e completate 7 ristrutturazioni. Il piano industriale prevede che, complessivamente, entro il 2008 le nuove aperture siano 35. La crisi del lusso sembra far bene alle catene più economiche.
La «nuova vita» di Upim (Unico prezzo italiano Milano) risale al giugno 2005, quando una cordata composta da Investitori associati (46%), Deutsche Bank (30%), Pirelli Re (20%) e famiglia Borletti (gli eredi del fondatore, 4%) acquistò il gruppo Rinascente dall’Ifil della famiglia Agnelli. Il gruppo fu suddiviso in tre srl: Tamerice immobiliare, alla quale furono conferiti gli immobili, La Rinascente srl e Upim srl, per le rispettive catene. Le tre società non hanno liaison finanziarie, sono autonome e senza una holding comune, ma sono controllate dal medesimo azionariato.