E nel quartiere nessuno ha visto i due killer

I giovani uccisi erano clandestini e avevano precedenti per rapina e sequestro di persona

da Milano

Silenzio assoluto. I familiari di Zheng Hui e Wei Zhou, i cinesi di 19 e 20 anni freddati a colpi di pistola da due coetanei venerdì pomeriggio nel cuore del quartiere cinese di Milano, si trincerano dietro le lacrime e i «non so», «non riesco a capire». I carabinieri del comando provinciale, che conducono le indagini, al momento si trovano in mezzo al guado, costretti come sono a poter contare quasi esclusivamente sull’esame della traccia telefonica dei due telefoni cellulari trovati vicino ai cadaveri.
Da una parte, infatti, i militari si scontrano con la più completa omertà della comunità cinese. «Anche chi è corso a vedere quanto stava accadendo - spiegano gli investigatori - ha detto non solo di aver scambiato gli spari per lo scoppio di petardi, ma di non aver assolutamente riconosciuto né i killer né i morti. Tuttavia qualcuno deve pur conoscerli se i loro familiari sono corsi sul posto perché avvertiti». Sull’altro fronte delle investigazioni ci sono gli italiani residenti a Chinatown. «Molto collaborativi, niente da dire: uno di loro ha persino fotografato dall’alto i due assassini che, dopo l’omicidio, scappano correndo verso via Paolo Sarpi - affermano i carabinieri - Tuttavia non possiamo pretendere che riconoscano stranieri che sembrano davvero tutti uguali: anche noi, purtroppo, abbiamo preso un granchio con il documento trovato addosso a Zheng Hui e, per almeno 12 ore, siamo stati certi di trovarci davanti al cadavere di almeno un incensurato. Invece si trattava del documento di un cinese che con i due morti nulla aveva a che fare, un incensurato residente in provincia di Mantova». Infatti solo ieri mattina all’alba, grazie ai risultati ottenuti dagli accertamenti fatti sulle impronte attraverso la banca dati centrale, gli investigatori hanno avuto l’assoluta certezza su chi fossero veramente i due morti. Zheng Hui e Wei Zhou, creduti in un primo tempo incensurati e regolarmente residenti in Italia, in realtà erano due clandestini con precedenti per rapina, porto d’armi e sequestro di persona. Fatti compiuti insieme (i due erano grandi amici) a Roma, tre anni fa. I due si trovavano a Milano da poco ma qui a Chinatown avevano un porto sicuro, perché ci abitano le loro famiglie.
Anche la dinamica dell’omicidio è stata in parte rivista dagli inquirenti. Prima di fuggire, infatti, uno degli assassini ha freddato, con due colpi alla nuca, il ferito che aveva visto muoversi ancora. «Probabilmente lasciarlo in vita sarebbe stato troppo pericoloso».