E nel tennis impazza il sosia di Muhammad Alì

La somiglianza c’è e per il colpo da ko si sta attrezzando. Jo-Wilfred Tsonga insomma sarebbe adatto a un ring, 187 centimetri per 90 chili sono misure che lo farebbero ben figurare nei pesi massimi, se non fosse che il 22enne francese di padre congolese ex nazionale di pallamano gioca con una racchetta di troppo: quella da tennis. Così ecco che l’uomo più vicino a Muhammad Alì nell’evoluzione della specie diventa l’uomo del giorno agli Open d’Australia, dove ha raggiunto già i quarti di finale e dove non si pone limiti: «L’anno scorso uno come Baghdatis arrivò in finale: perché non potrebbe toccare a me?».
Lo dice, Tsonga - attuale numero 38 del mondo (un anno fa era oltre il 200), campione degli UsOpen junior nel 2003 - con uno sguardo gentile, anche se tutti ormai nel circuito gli hanno appioppato quel soprannome - Alì appunto, o anche Cassius Clay - che mette un po’ di soggezione. Lui però, in realtà, è uno aggressivo solo sul campo dove è arrivato a servire a 230 all’ora, mentre fuori usa solo discorsi garbati che non si addicono a quella faccia un po’ così. Ad esempio si dice fortunato, perché dopo un’ernia del disco e infortuni vari a spalla, addominali e ginocchio, «essere sul campo da tennis è una fortuna: migliaia di spettatori mi guardano fare la cosa che mi piace di più e pagano pure un biglietto. Non mi sono mai rassegnato a dover restare a guardare il tennis in tv».
E poi durante la partita lotta sempre con l’entusiasmo da bambino(ne), così come con gli avversari è sempre sorridente, quando perde e (soprattutto) quando vince: recentemente, ad esempio, dopo aver sconfitto lo scozzese Murray, lo ha ringraziato per la bella partita che lo aveva costretto a giocare, senza ironia s’intende. E in Australia, dopo avere eliminato l’amico Gasquet - il tennista (più) preferito dai francesi - ha subito messo sul suo sito internet una foto di loro due abbracciati dopo il match: «Sul campo l’amicizia non esiste. Ma prima e dopo sì».
Risultato: ora toccherà al russo Youzhny, che amico suo non è e che Tsonga vuol battere per arrivare fino a Nadal. Nel frattempo si gode fama e soprannome, anche se - precisa - «Alì era una farfalla, io ci sto provando ma ancora non ci riesco. Sono onorato per il paragone, ma lui è un’altra cosa». Ma a giudicare dal servizio e dal dritto devastante, il gancio da ko sembra più o meno lo stesso.