E nell’ultimo spot contro il rivale gioca la carta Osama

Il pastore di una piccola chiesa di Jonesville, nella Carolina del Sud, ha osato l’inimmaginabile. Sul pannello di fronte all’entrata ha scritto a caratteri cubitali: «Obama, Osama, hmm, sono fratelli?», avvalorando pubblicamente la leggenda che circola su Internet secondo cui il candidato di colore dell’Illinois sarebbe musulmano, a dispetto della sua nota adesione alla Trinity United Church of Christ di Chicago.
Hillary Clinton non crede che il suo rivale menta su un tema delicato come la fede, ma nel tentativo di mandarlo al tappeto nelle primarie della Pennsylvania, svoltesi ieri, ha giocato a sua volta la carta Bin Laden, provocando sensazione. Già, perché in un’America ancora turbata dall’11 settembre i politici tendono a non usare a fini elettorali episodi drammatici della storia americana come Pearl Harbour e, soprattutto, il crollo delle Torri Gemelle. Solo Rudolph Giuliani lo aveva fatto; ma Giuliani è un repubblicano e ai tempi dell’attacco di Al Qaida era il sindaco di New York; sebbene, di dubbio gusto, poteva tentare un’iniziativa del genere. Ma tra i democratici nessuno aveva violato il tabù. Hillary sì: nelle ultime 40 ore, ovvero alla vigilia e nella giornata elettorale, ha mandato in onda uno spot degno più di un superfalco conservatore che di un candidato di un partito che, sebbene patriottico, tende a presentarsi come moderato e rassicurante.
Il filmato inizia con un’immagine notturna della Casa Bianca mentre una voce maschile, calda e suadente, recita: «È il mestiere più duro al mondo». Poi parte una serie di fotogrammi storici: il crac economico del 1929, Franklin Delano Roosevelt (il presidente che risollevò l’America), Krusciov, Kennedy e la minaccia sovietica, la grande crisi petrolifera degli anni Settanta. E ancora: il crollo del Muro di Berlino, Osama Bin Laden mentre cammina sui monti afghani e l’uragano Katrina. «Bisogna essere pronti a tutto, soprattutto ora con due guerre in corso (Irak e Afghanistan), i prezzi del petrolio alle stelle e la crisi economica» recita l’annunciatore. Poi il gran finale, con la citazione di una frase di Harry Truman: «Se non sopporti il calore, esci dalla cucina» e una domanda: «Chi credi abbia i requisiti necessari?». La risposta è ovvia: Hillary, che ammica: «Sono pronta».
Osama appare non più di un secondo, ma l’effetto è fortissimo. Obama non viene neanche citato, ma non tarda a replicare, a sua volta con uno spot, che si chiude con queste parole: «Chi di fronte a una grande sfida saprà unire gli americani anziché usare la paura e il calcolo per dividerli?».
Una bella frase, ma meno hollywoodiana e dunque meno efficace di quella dell’ex first lady, che ha individuato nell’inesperienza e nel tiepido patriottismo del senatore di Chicago il suo punto debole. Intervistata dalla Cnn, la Clinton ha rilanciato: «Il nuovo presidente dovrà prendere alcune delle decisioni più difficili di sempre. E io garantisco la leadership necessaria». Un’Hillary solida ed arrembante, mascolina nel tentativo di accreditarsi come comandante in capo. Basterà per ottenere la nomination?
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