E nella fornace di Yaoundé Benedetto richiama ai valori

Il lussuosissimo palazzo presidenziale, circondato da fontane, decorato con fiori fatti venire appositamente dalla Francia e imbandierato con i colori vaticani bianco e giallo, contrasta con la povertà di casupole e baracche che spuntano sulla distesa di terra rossa nei quartieri vicini. Anche soltanto percorrendo in auto le vie di Yaoundé Benedetto XVI è messo di fronte alle contraddizioni di un Paese che rispecchiano quelle dell’intero Continente.
Il Papa è contento, nonostante l’umidità all’80 per cento renda il clima soffocante. La visita di cortesia al presidente Paul Biya – da vari decenni incontrastato signore del Camerun – avviene nella residenza di rappresentanza, una costruzione moderna in cima a una collina che sovrasta la capitale. Non ci sono discorsi ufficiali, ma un incontro a tu per tu di mezz’ora, mentre il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone vede il primo ministro e discute con lui del futuro accordo tra Stato e Chiesa. Poi, i saluti e lo scambio dei doni: Benedetto XVI offre un mosaico raffigurante San Paolo, e riceve un calice in oro e avorio, un statua di San Giuseppe (proprio oggi, 19 marzo, ricorre l’onomastico del Pontefice) e un quadro naïf che lo raffigura mentre benedice il Continente africano. La «première dame» e i figli del Presidente si inginocchiano a turno davanti a Ratzinger, che prima di lasciare il palazzo appoggia la mano sulla criniera di un leone impagliato messo a guardia della sala.
Le strade sono piene di gente che canta, balla, sventola bandiere. Poco distante dalla residenza presidenziale c’è la parrocchia di Cristo re in Tsinga, dove il Papa è atteso da una trentina di vescovi camerunensi. Il caldo, dentro, è davvero opprimente. Nel discorso Benedetto XVI invita i vescovi a vigilare «con particolare attenzione sulla fedeltà dei sacerdoti e delle persone consacrate», perché «l’autenticità della loro testimonianza richiede che non vi sia alcuna differenza tra ciò che essi insegnano e ciò che vivono ogni giorno». Non è soltanto un richiamo al rispetto della castità, problema peraltro presente, ma si può estendere anche alla piaga della corruzione, che non risparmia il mondo ecclesiale, come dimostra lo scandalo dei fondi per la costruzione della cattedrale di Yaoundé, misteriosamente scomparsi.
In una terra dove il ballo e il canto sono connaturati e accompagnano i momenti essenziali della vita, il Papa spende una parola anche sulla liturgia: «Di solito le celebrazioni ecclesiali sono festose e gioiose, esprimendo il fervore dei fedeli, felici di essere insieme, come Chiesa, per lodare il Signore. È dunque essenziale che la gioia così manifestata non sia un ostacolo ma un mezzo per entrare in dialogo e in comunione con Dio». Un richiamo all’importanza della dignità della liturgia.
Nel pomeriggio Ratzinger ha presieduto i vespri nella basilica di Maria Regina degli apostoli, mentre in città si scatenava un improvviso acquazzone. Nell’omelia ha parlato della figura di San Giuseppe, che «ci insegna che si può amare senza possedere».
AnTor