E nella sinistra arcobaleno è guerra fratricida

da Milano

Poi c’è il Pdci che propone al Prc «un partito unico dei comunisti che si ritrovano sotto il segno della falce e del martello». In attesa della casa comune però, ognuno a casa loro i compagni le falci e i martelli se li tirano addosso. Si avvicinano i congressi, quello dei Comunisti italiani dal 18 al 20 luglio a Salsomaggiore, quello di Rifondazione dal 24 al 27 Chianciano. Chissà se l’acqua termale spegnerà il fuoco. Per ora, nelle assemblee locali che devono eleggere i delegati nazionali non si contano gli incendi. Di qua c’è lo scontro fra Oliviero Diliberto e Marco Rizzo. Di là quello fra Paolo Ferrero e Nichi Vendola.
Non è solo il nervosismo amplificato dall’essere ormai extraparlamentari. Trattasi di guerra fratricida e i toni sono da ex Jugoslavia: «Si guarda in faccia il compagno senza riconoscerlo, si cercano infiltrati che con i comunisti non c’entrano nulla ma che votano per fare un favore a un amico (...). Si militarizzano intere sezioni» scriveva l’altro giorno sul Manifesto Francesco Paolillo a proposito di Rifondazione. L’ultima rissa c’è stata ieri a Napoli nel Pdci, con Marco Rizzo a denunciare «gravissime irregolarità»: «Cacciati i comunisti anche con violenza (un compagno è ricoverato in ospedale per malore) dagli amici di Bassolino costituiti in cordata interna al partito. Un clima irrespirabile con sezioni e numeri inventati». Il tutto mentre i coordinatori della mozione «Unire la sinistra» Luca Robotti e Italo Palumbo parlavano di «violento scontro tra bande su iscritti fasulli, sezioni finte, giochi di potere per la gestione di quel poco di partito che rimane». Nulla a confronto di quel che accade fra i cugini di Rifondazione, che si scannano da settimane.
In principio è stato il congresso di Reggio Calabria, annullato con tanto di interdizione a ripeterlo: lo aveva vinto Vendola, 345 voti a 2, ma l’area Ferrero-Grassi-Mantovani ha denunciato un tesseramento gonfiato ad arte, 300 nuovi iscritti «pilotati» in una sezione che ne contava 460, giurando di aver visto persino infiltrati di An e Udc. Là dove l’accusa, lanciata anche dalla terza mozione, è quella di «forze esterne che influenzano i congressi», in un «voto di scambio» fra ex Ds di Sinistra democratica e vendoliani. In Puglia, per dire, il segretario provinciale di Brindisi Nicola Cesaria ha denunciato centinaia di nuove tessere in poche ore, consegnate anche ai coordinatori di Sd in barba allo statuto che vieta «la contemporanea iscrizione al partito e ad altra organizzazione politica». E mentre i sostenitori di Vendola denunciano, invece, il «tentativo di definire burocraticamente l’esito dei congressi», è caos dappertutto. A Brescia la mozione Vendola lamenta il boicottaggio dei delegati operai della Iveco e dell’Alfa Acciai, a Genova il commissario Mirko Lombardi denuncia illegalità sul voto dei portuali, a Roma al circolo Trastevere-Campo de’ Fiori 30 iscritti sono stati esclusi, fra gli altri anche nomi illustri come l’ex capo ufficio stampa del Senato Nanni Riccobono, moglie del direttore di Liberazione Piero Sansonetti, e lo storico ambientalista Bernardo Rossi Doria, mentre è stato ammesso l’ex portavoce di Ferrero, neoiscritto, ed è scoppiata la bagarre sulla compagna dell’ex ministro, la scrittrice Angela Scarparo che, tesserata in corner, prima è stata ammessa alle urne e poi costretta a ritirare il voto. Nella Capitale la mozione di Vendola ha annunciato la propria vittoria, subito smentita dalla mozione Ferrero, in un susseguirsi di ricorsi e controricorsi. E le minacce di scissione non si contano. Sempre in attesa della casa comune della sinistra.