E Nieto, finalmente, andò in gol...

Essere ingaggiato come fiore all'occhiello della campagna acquisti estiva ed essere ben presto sbolognato altrove dopo aver disputato due miseri minuti in partite ufficiali. Capita anche questo nell'incoerente e schizofrenico calcio moderno, un calcio in cui è sottile e sfumato il dislivello tra esaltazione e fallimento, dove basta un niente per essere catapultato a livelli stellari ma altrettanto poco per finire nel dimenticatoio. Guardate Federico Nieto, ventitreenne aitante punta centrale di Buenos Aires sbarcata al Genoa la scorsa estate per fare il titolare - e, in teoria, per tenere caldo il posto ad un altro «gaucho», quel Lucio Figueroa allora dato per rientrante -, ma poi spedito in fretta e furia in prestito al Verona perché bocciato da mister Gasperini.
Implacabile bomber in patria con la maglia del San Lorenzo di Almagro, un recente passato nei Glasgow Rangers con tanto di doppia apparizione in Champions League: il biglietto da visita non pareva affatto da buttare via. Certo, qualche infortunio di troppo e la conseguente negativa esperienza lusitana all'Estrela Amadora ne avevano rallentato l'ascesa; in Liguria, però, - terra d'origine della nonna materna -, credevano in lui. La mattina del 13 luglio, Nieto fu presentato a Villa Rostan insieme con il connazionale Alejandro Donatti, difensore-centrocampista di cui si sono perse le tracce. A fare gli onori di casa il presidente Enrico Preziosi in persona che dichiarò gaudente di aver portato in rossoblù «due giocatori eccezionali». Fu così che Federico si aggregò alla truppa del neo-tecnico di Grugliasco in partenza per Neustift. Nel ritiro tirolese e in quello successivo di Acqui Terme la prima punta argentina incontrò non poche difficoltà d'ambientamento. Lento, macchinoso, fuori tempo e fuori forma: dopo le prime apparizioni, l'attesa di vederlo all'opera si tramutò in scetticismo. Anche Gasperini, che lo aveva proposto e riproposto titolare nelle rituali amichevoli estive, si rassegnò all'idea di puntare su di lui, tanto che, nel suo ruolo, s'inventò l'attaccante esterno Beppe Greco. L'esplosione di «Lupo» in Coppa Italia fece il resto. Così, del Nieto genoano, restano solo 120 secondi - senza quasi toccare palla - nel finale di Genoa-Fiorentina e quel gol segnato martedì scorso al Ferraris, ma con la maglia «sbagliata», quella del Verona.