«E noi possiamo rischiare di più»

«Una copertina patriottica. Obama avrà apprezzato, regalando una pacca sulla spalla all’editore di Newsweek». Usa l’arma dell’ironia Marco Fortis, docente di economia alla Cattolica di Milano e vicepresidente della Fondazione Edison, per commentare il «Buy!» strillato in prima pagina dall’autorevole settimanale Usa.
Professore, che cosa non la convince?
«Il fatto che l’America non ha ancora risolto il primo dei problemi: l’indebitamento delle famiglie, pari a 13mila miliardi di dollari. L’invito a comprare, equivale a suggerire a un fumatore di continuare a intossicarsi anche dopo aver preso una malattia. Inoltre, negli Usa ci sono ogni mese 600mila disoccupati in più».
In Italia, tuttavia, il premier Silvio Berlusconi esorta la gente a spendere.
«Berlusconi si rivolge soprattutto a un ceto medio non indebitato. In generale, la famiglia italiana può essere stimolata a credere nella ripresa perché dispone di una buona dote di risparmio».
Secondo «Newsweek», è il momento di comprare perché il valore delle azioni è terribilmente basso.
«Newsweek si è assunto una bella responsabilità. Ma è un rischio calcolato: una class action contro la rivista in caso di ulteriori rovesci borsistici mi sembra improbabile. La precedenza spetta a Lehman Brothers».
Dovrà però convenire con il settimanale che le autorità Usa hanno agito con più tempestività ed efficacia rispetto agli anni Trenta.
«Vero, ma questa è una crisi diversa rispetto a quella del ’29, nata da una bolla azionaria. Allora, inoltre, non c’era il colossale indebitamento delle famiglie di oggi. In ogni caso, se non si pone fine alla caduta dei valori immobiliari c’è il rischio di scivolare in uno scenario di depressione».
Come quello evocato dall’editorialista del «Financial Times», Martin Wolf, decisamente più pessimista del collega di «Newsweek»?
«Esatto. Una recessione a elle, ben più difficile da governare rispetto a una crisi a u, in cui l’uscita dal tunnel è lenta, ma sempre sicura».