«E noi per risparmiare andiamo in Messico»

È il desiderio di molti scrittori. Innescare una spirale virtuosa. Vendere abbastanza da ottenere buoni anticipi sui libri ancora da scrivere. E nel frattempo, sopravvivere con dignità. Il meccanismo funziona solo per pochi fortunati, quelli che azzeccano il best seller. Per gli altri, tuttavia, c’è un’alternativa: andare a scrivere (e a vivere) là dove la vita costa meno. Magari in Messico. Lo ha fatto il romano Claudio Morici, il cui ultimo libro, Actarus (ed. Meridiano Zero), è ora in ristampa economica. «Ho lavorato come psicologo nei reparti psichiatrici, poi ho fatto il disegnatore di pagine web. Ma volevo scrivere», racconta. «E pubblicato il terzo libro, con in tasca l’anticipo per il quarto, sono partito per il Centramerica. Era maggio. Sono ancora in Messico e vivo con poco più di tre dollari al giorno». Nessuna paura del futuro? «No, perché sono in contatto con l’Italia attraverso il telefono cellulare e Internet. Per qualunque evenienza, ho un biglietto aereo “aperto” per tornare». Morici si è più o meno dichiaratamente ispirato a precedenti illustri. Nel 1953 Carlo Còccioli, autore di un romanzo allora scandaloso, Fabrizio Lupo, si trasferì proprio in Messico e ci rimase fino alla morte, nel 2003. Le ragioni erano altre, una specie di autoesilio per motivi di censura, ma non si possono escludere anche motivazioni di comodità economica. Lo scrittore Pino Cacucci, classe 1955, negli anni Ottanta si trasferì quasi stabilmente in Messico. Traduceva dallo spagnolo. E scrisse Puerto Escondido, divenuto poi un film di Gabriele Salvatores, sul tema della fuga dalle maglie strette della civiltà contemporanea a favore di stili di vita più semplici e appaganti. Proprio a Puerto Escondido ha comprato casa pochi anni fa uno scrittore che aveva appena conosciuto il successo commerciale: Valerio Evangelisti. Oggi però l’autore della serie legata al personaggio di Nicolas Eymerich non vive ai Caraibi quanto vorrebbe, richiamato in Italia da continui impegni contrattuali e promozionali. Insomma, in Messico si può anche fuggire, ma ecco che quando le cose vanno al massimo, magari tocca far fagotto e rientrare a casa.
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