E oggi Alfano debutta da leader nel regno di Formigoni

MilanoAncora una volta la Lombardia si candida a essere il laboratorio del centrodestra. Lo spartito su cui cominciare a stendere tempi e note di una nuova stagione che sembra ormai irrinunciabile per il centrodestra. Ieri all’Atahotel di Pero l’apertura della prima Assemblea degli eletti lombardi. Ed è la prima volta che succede dopo tre anni e mezzo di Pdl. Oggi l’arrivo del segretario politico Angelino Alfano che ha scelto proprio l’hinterland milanese per la sua prima uscita di questo spessore coi galloni del partito. Una piazza difficile, ma da dove son sempre nate le novità. Il palco giusto per cominciare a dare la sua impronta.
A sinistra, nonostante i 60 anni di Pier Luigi Bersani e i 62 di Massimo D’Alema, ci si lagna per una classe politica agée. Ebbene, Alfano è giovane. E determinato se, come si racconta, per oggi avrebbe chiesto la scena tutta per sé. Soprattutto lì dove negli ultimi tempi ad aver guadagnato la ribalta è Roberto Formigoni pronto al salto sulla ribalta nazionale. Ma probabilmente e forse proprio per rimarcare l’autonomia di Alfano, oggi non solo non ci sarà la presenza di Silvio Berlusconi, ma nemmeno una sua telefonata. «Perché - spiega il ministro e coordinatore nazionale Ignazio La Russa - il Pdl ha un orizzonte lungo, più lontano anche della vita politica degli attuali leader. E l’unico modo in cui un partito può vivere è immaginarsi a cento anni». Poi annuncia congressi provinciali per fine novembre e tesseramento fino al 31 ottobre. Si farà «una testa un voto», pari diritti per tutti gli iscritti. E questo dà già il via alla conta e alla sfida tra le correnti e i signori delle tessere, date low cost a 10 euro. «Auspico coesione - frena il sottosegretario Daniela Santanché -, non vorrei un partito delle tessere, perché non era questo il suo spirito quando è nato e non è questo oggi lo spirito di Berlusconi. I candidati siano condivisi e soprattutto i migliori. Le primarie? Quando c’è Berlusconi il campo si restringe. E soprattutto bisogna chiedersi se senza di lui si possa vincere. Io dico di no».
In realtà in sala nessuno dubita. Almeno di questo. Anche se cresce forte la domanda di «più democrazia». Martina Sassoli, giovanissima assessore di Monza, rende bene l’idea. «La piramide va capovolta». Riccardo De Corato si ritaglia il ruolo di saggio. «Qui - confessa l’ex vicesindaco che a Milano ha cominciato a far l’opposizione quando sui banchi c’erano Bettino Craxi e Giovanni Spadolini - in troppi fanno finta che non sia successo niente. La legnata non ce l’ha data Giuliano Pisapia, ma il nostro elettorato moderato. Quando si governa a lungo si rischia di sottovalutare il rischio di finire all’opposizione. Bisogna tornare a parlare con la gente». Governo avvisato, mezzo salvato. Lo sa bene Formigoni. «Questo non è un momento normale, veniamo dalle sconfitte alle amministrative e da due manovre finanziarie che hanno messo in agitazione la nostra gente. Da due anni promettiamo congressi e poi mandiamo i nostri solo a volantinare. Serve una stagione di democrazia e una campagna di adesione straordinaria al Pdl». Pronto il coordinatore lombardo Mario Mantovani che per la prima volta apre anche all’elezione del responsabile regionale. «Puntare sulla militanza, significa puntare su un partito vero».