E oggi Ratzinger incontra gli ambasciatori islamici

Occasione di chiarimento dopo le polemiche. Per ora manca l’adesione di Siria e Sudan. Benedetto XVI: messaggio cristiano contrario all’odio

Andrea Tornielli

da Roma

Suor Leonella è morta pronunciando la parola «perdono»: «Ecco la più autentica testimonianza cristiana, segno pacifico di contraddizione che dimostra la vittoria dell’amore sull’odio e sul male». Alla vigilia dell’incontro con gli ambasciatori dei Paesi musulmani e dei rappresentanti delle comunità islamiche italiane, in programma oggi a Castelgandolfo, Benedetto XVI ha voluto ricordare il sacrificio della religiosa assassinata a Mogadiscio, la cui morte è stata messa in relazione alle polemiche seguite al discorso del Pontefice a Ratisbona.
Il Papa ieri all’Angelus non ha parlato di islam, dopo le precisazioni di una settimana fa e di mercoledì scorso, ma ha dedicato le sue parole a spiegare come il messaggio cristiano sia contrario alla violenza e all'odio. Commentando le parole di Gesù («Se uno vuol essere il primo sia l’ultimo e il servo di tutti»), Ratzinger ha spiegato: «Questa è la logica del cristianesimo, che risponde alla verità dell’uomo creato a immagine di Dio, ma al tempo stesso contrasta con il suo egoismo, conseguenza del peccato originale. Ogni persona umana è attratta dall’amore – che ultimamente è Dio stesso – ma spesso sbaglia nei modi concreti di amare, e così da una tendenza all’origine positiva, inquinata però dal peccato, possono derivare intenzioni e azioni cattive».
Benedetto XVI ha citato «la testimonianza di tanti cristiani che, con umiltà e nel silenzio, spendono la vita al servizio degli altri a causa del Signore Gesù, operando concretamente come servi dell’amore e perciò “artigiani” di pace». «Ad alcuni – ha aggiunto – è chiesta talora la suprema testimonianza del sangue, come è accaduto pochi giorni fa anche alla religiosa italiana suor Leonella Sgorbati, caduta vittima della violenza. Questa suora, che da molti anni serviva i poveri e i piccoli in Somalia, è morta pronunciando la parola “perdono”: ecco la più autentica testimonianza cristiana, segno pacifico di contraddizione che dimostra la vittoria dell’amore sull’odio e sul male».
Fervono intanto gli ultimi preparativi per l’incontro di questa mattina a Castelgandolfo. Nel tardo pomeriggio di ieri erano in tutto venti i rappresentanti diplomatici dei Paesi a maggioranza islamica che avevano accolto l’invito del Papa, tra le assenze spicca quella del Sudan, ma l’ambasciatore, che risiede a Parigi, potrebbe decidersi soltanto all’ultimo e partecipare all’incontro previsto nella Sala degli Svizzeri della residenza estiva dei Pontefici. Anche la Siria non ha ancora confermato la sua presenza.
Di sicuro saranno rappresentati i governi di Kuwait, Giordania, Turchia, Bosnia, Costa d’Avorio, Senegal, Irak, Libia, Iran, Azerbaijan, Marocco, Albania, Lega degli Stati Arabi, Indonesia, Egitto, Yemen, Libano, Qatar, Pakistan e Algeria. La lista è stata stilata con cura mentre il cerimoniale del Vaticano sta mettendo a punto con estrema attenzione la disposizione dei posti per assegnare a ciascuno dei presenti la giusta collocazione. I diplomatici accreditati presso la Santa Sede siederanno alla sinistra del Papa. Rispetto agli altri capi missione, solo i diplomatici di Libia, Iran, Azerbaijan e Lega degli Stati Arabi saranno collocati più distanti: questo si deve al fatto che gli intervenuti non sono ambasciatori plenipotenziari ma soltanto incaricati d’affari. Alla destra di Ratzinger, invece, ci saranno, disposti in ordine alfabetico i membri della Consulta islamica italiana invitati dal Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso.
L’incontro di aprirà con un discorso del cardinale Paul Poupard. Poi prenderà la parola Benedetto XVI. Il suo discorso, da quanto si apprende, non sarà molto lungo e non verterà tanto sull’incidente dell’errata interpretazione delle parole di Ratisbona. Il Pontefice non vuole spiegare nuovamente il significato della sua lezione su fede e ragione, ma punta piuttosto a fare un passo avanti, ricordando ai suoi interlocutori i precedenti positivi del dialogo tra cristiani e musulmani. E ribadire il desiderio di continuare sulla strada già intrapresa negli ultimi anni. Del resto, di questa intenzione il Papa aveva già parlato nell’agosto 2005, a Colonia, quando, incontrando i rappresentanti della comunità islamica, aveva affermato che il dialogo tra le fedi e le culture non deve essere una «scelta stagionale» ma una «necessità vitale da cui molto dipende il nostro avvenire». Questa volta però, più ancora che le parole, a contare saranno i gesti e il clima dell’incontro.