E ogni giorno una città crea le sue pattuglie

Attentato alla democrazia, deriva fascista, populismo, incitamento alla violenza. Lontano dalla buvette di Montecitorio sulle cosiddette «ronde» si è parlato un po’ meno; e, soprattutto, si è continuato a scendere in strada, disarmati, la notte, in gruppi di tre o più. Qualcuno con una torcia elettrica, qualcun altro con un fischietto. Mentre a Roma ci si accapigliava per definire come e quanto i cittadini possano pattugliare, nel resto del Paese i cittadini semplicemente pattugliavano. Lo facevano prima, probabilmente continueranno a farlo, sicuramente lo hanno fatto di più in quest’ultima settimana, sbugiardando i loro stessi rappresentanti, o superiori, istituzionali e politici.
Proprio a partire dalla capitale dove, all’indomani dello stupro della Caffarella, il sindaco Gianni Alemanno sottolineava che «non ci deve essere spazio per chi fa una giustizia fai-da-te o a iniziative come le ronde». Ma sul fronte ronde, quelle vere, non i raid punitivi di criminali esaltati, i romani hanno fatto come credevano. Hanno iniziato per primi due giorni fa i membri dell’associazione «Volontari Valle Aniene», che hanno pattugliato le strade di Guidonia, tristemente famosa per un altro recente stupro di gruppo. A questi si sono aggiunte le socie del comitato capitolino «Donne per la sicurezza»: «Saremo angeli della strada che, riuniti in diversi gruppi, ognuno di cinque donne, gireranno in macchina per segnalare ubriachi e zone pericolose». Nel frattempo, a testimonianza del plauso bipartisan che raccoglie l’iniziativa delle ronde, a Civitavecchia i membri dell’associazione «Il Faro di San Liborio», con i «colleghi» dall’associazione «Amici di Beppe Grillo», si dicono pronti «a pattugliare le strade, armati di torce e telefoni cellulari». E così l’iniziale rifiuto delle ronde di Alemanno si è trasformato dopo pochi giorni in un’apertura a «cittadini che si limitano a segnalare alle forze dell’ordine a ai servizi sociali situazioni di illegalità e degrado».
Ma se il sindaco di Roma ha dovuto correggere solo un po’ il tiro, non esistono giri di parole con cui Massimo D’Alema possa smussare lo smacco ricevuto da membri importanti del suo stesso partito. «La proposta di introdurre la figura delle ronde è frutto di incitamento razzista perché grazie a loro il Paese si imbarbarirà e la violenza aumenterà» diceva lunedì scorso D’Alema. Chissà come ha reagito nel sentire Michele Emiliano, sindaco Pd di Bari, e Achille Variati, sindaco Pd di Vicenza, dirsi ampiamente a favore dell’intervento dei privati cittadini nel controllo del territorio. Seicento chilometri più a Nord, il sindaco di Genova Marta Vincenzi da un lato rimarca di non essere «d’accordo con la figura del sindaco-sceriffo, né con la piega che sta prendendo il dibattito nazionale sulla sicurezza, con particolare riferimento alle ronde» dall’altro prende atto che nel quartiere Sampierdarena le ronde, e col plauso della cittadinanza, ci sono. E mentre a Bologna, altra città calda sul fronte sicurezza, dopo che lo stupro di una quindicenne ha gettato panico e rabbia tra la popolazione, il sindaco Sergio Cofferati si dice contrario alle ronde, lo stesso prefetto del capoluogo ligure Angelo Tranfaglia regala le parole più sensate finora dette sul fenomeno; e che non sono di condanna: «Tutto sta nel capire in cosa consistano le ronde. Va bene la cittadinanza vigile e attiva, che chiama e denuncia. Ben venga la collaborazione».