E Onofri disse: «Non hai fatto il mio nome vero?»

L’intercettazione di una chiamata tra il padre del bimbo e il capomastro indagato per il sequestro

da Parma

Nemmeno due giorni dopo il rapimento del piccolo Tommaso, il papà aveva paura che il sequestro potesse essere una vendetta contro di lui. L'ipotesi parte da una telefonata fra Onofri e Giuseppe Pasquale Barbera, l'artigiano indagato per favoreggiamento, intercettata alle 13.20 del 4 marzo scorso: «Tu non hai fatto il mio nome, me lo giuri sui tuoi figli?», chiese il papà di Tommy. Risposta di Barbera: «Paolo, secondo te? Era una cosa tra me e te e basta...».
Onofri, interrogato lo stesso 7 marzo dai pm Piro ed Errede, ammette il sospetto su Barbera e Alessi, ora in carcere con l'accusa del sequestro e dell'omicidio del piccolo Tommaso, ma racconta di essere all'oscuro della vicenda del riciclaggio raccontata, e ieri ritrattata, da Barbera: «Non so con chi hanno preso contatti Mario o Pasquale - disse ai magistrati Onofri -, però la cosa mi preoccupava, mi faceva paura. Non pensavo che mi avessero coinvolto».
Nel faccia a faccia con i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Bologna, Onofri tornò più volte sull'affare citatogli da Barbera: «Pasquale mi diceva che aveva un affare in corso non proprio pulito - spiegò Onofri -, non mi ha parlato di slavi». E, ancora, riferendosi ai suoi timori, e alla telefonata con Barbera: «Quando dico loro sanno di me, io mi riferivo alle persone a cui Pasquale si era rivolto».
Barbera ieri ha smentito se stesso: «Quando sono stato interrogato in Questura mi sono inventato l'affare da 70 milioni di dollari», cioè il presunto riciclaggio verso una banca di San Marino, così come con Paolo Onofri «mi ero inventato la vendita di un immobile proveniente da un fallimento all'estero»: l’artigiano indagato per favoreggiamento nel rapimento del piccolo Tommaso davanti agli investigatori ha raccontato e poi ritrattato diverse cose circa i suoi rapporti con il papà di Tommy. In un interrogatorio davanti ai pm, il 7 marzo, Barbera raccontò ai poliziotti del progetto di trasferire su conti correnti di una banca tedesca a San Marino 70 milioni di dollari: affare dietro al quale c'erano Alessi e alcuni «slavi». In ballo c'era un compenso del 2%. Barbera spiegò che, come direttore di un ufficio postale, Onofri avrebbe potuto dare qualche consiglio. L'uomo riferì pure di aver detto ad Alessi che Onofri, con 2.000 euro, aveva contribuito all'apertura di due conti correnti. Ha ritrattato anche questo.