E ora è Berlusconi il vero leader morale dei cattolici

Il presidente del Consiglio ha agito nelle presenti circostanze con la coscienza di esprimere il solo governo possibile del Paese, sostenuto da una maggioranza di eccezione. L’opposizione non è alternativa di governo, tanto che la maggioranza stessa deve rafforzarne la tenuta elettorale, promuovendo uno sbarramento alle liste minori. Berlusconi sa che il governo opera in uno stato di eccezione mondiale che ha il suo vertice nella gestione del presidente americano Obama e di tutti i governi europei. Il governo si trova nella necessità di dover decidere a livelli di urgenza: e vede nel ricorso al decreto legge il solo strumento possibile adatto alle circostanze. Il presidente del Consiglio ha fatto cenno alla Costituzione, perché questa non garantisce a sufficienza la sovranità popolare e i poteri del governo. Questo è dovuto al fatto che i costituenti avevano nella memoria il colpo di Stato fascista del 3 gennaio 1925 e l’esproprio del Parlamento e della democrazia compiuto dal governo Mussolini. Inoltre i democristiani temevano una vittoria comunista alle elezioni politiche del ’48 e perciò decisero di non indicare i poteri del governo di dirigere il lavoro parlamentare. Ne venne una fisionomia assembleare che era nell’aria ed era apparsa nella Costituente francese. Ciò impediva di dare fondamento ad un vero governo parlamentare. Le garanzie istituzionali (dal presidente della Repubblica alla Corte costituzionale, alla magistratura) non devono limitare il rapporto del corpo elettorale con il governo che è la forma della democrazia governante e che gli italiani desiderano sin dal referendum Segni.
L’elemento democratico popolare e l’autorità del governo vennero garantite dai partiti finché ci furono. La distruzione per autoscioglimento dei partiti storici democratici ha fatto sì che l’elettorato si concentrasse nella persona del leader politico Silvio Berlusconi che è divenuta l’espressione al contempo del rapporto tra corpo elettorale e governo mediante il Parlamento e del potere di governo in se stesso. Il punto deficitario della prassi costituzionale dopo la fine dei partiti è il fatto che tutti i poteri dello Stato sono stati visti come garanzia contro i poteri del governo, ivi comprese le assemblee parlamentari recentemente indicate come «terze» rispetto alla maggioranza. Il concetto di maggioranza parlamentare come avente pieno diritto di votare secondo i suoi programmi non sembra più un elemento essenziale al funzionamento del sistema. Al punto che la maggioranza normale democratica è vista come maggioranza «dialogica» trasversale, rallentando così la dialettica fondamentale tra governo e opposizione. La dialettica binaria tra maggioranza e opposizione è la risposta democratica alla crisi dei partiti che prima gestivano con accordi e disaccordi il nesso del sistema parlamentare nel suo rapporto con il popolo e con il governo. Berlusconi impersona l’unico nesso esistente tra sovranità popolare e poteri di governo, cioè il carattere democratico del sistema. Questo viene soffocato se il sistema delle garanzie, dal Quirinale alla Corte Costituzionale limitano eccessivamente i poteri di decisione del governo. E questo viene visto dall’opposizione come populismo e non come democrazia in atto. Per questo il presidente Berlusconi ha sentito come una limitazione del diritto del governo a giudicare l’urgenza del decreto l’intervento del Presidente Napolitano sul caso Englaro. Che un principio politico così importante come il diritto alla vita sia deciso dalla corte di Cassazione e dalla Corte Costituzionale, senza un intervento del Parlamento e del governo e quindi senza il consenso della sovranità popolare, non è democratico.
La Costituzione sovietica del 1936 venne vista come modello della Costituzione italiana ma furono costituenti della sinistra cattolica come Dossetti e La Pira a esprimere questo giudizio motivandolo con il fatto che la Costituzione sovietica diversamente dalla Costituzione dei diritti dell’uomo americana e francese indicava il mezzo per realizzare i diritti, cioè i poteri dello Stato che ne diveniva il controllore. Ma non è questo il punto della Costituzione di cui i tentativi di riforma hanno evidenziato la debolezza, è invece come assenza di autorità del governo per la mancata connessione della sua azione con la sovranità popolare che ha approvato il suo programma. È lo stato di eccezione mondiale che ha spinto Berlusconi ad agire con un disegno di legge urgente alla mancata firma del Presidente della Repubblica a un decreto legge.
L’urgenza del tempo e i limiti della prassi costituzionale dopo la fine dei partiti sono stati la base dell’incidente politico sollevato da Berlusconi. Esso è stato visto dall’opposizione come atto di antidemocrazia, persino di nichilismo. Questo fatto indica lo stato confusionale in cui versa tanta parte della stampa e anche l’opposizione stessa. Berlusconi ha scelto di porre il tema del decreto legge sul caso Englaro. Con ciò ha scelto un mezzo per far comprendere al popolo la gravità della situazione costituzionale italiana. L’ha fatto rivendicando al governo il diritto di giudicare lo stato di necessità che determina i suoi decreti legge. Berlusconi ha innalzato la politica al livello della vita e della morte, mosso dalla necessità della politica dall’esigenza del governo parlamentare. Berlusconi è così divenuto il leader morale dei cattolici italiani e ha richiamato alla politica in modo più alto, secondo l’incitamento di Papa Ratzinger. Il Papa indica la vita e la famiglia come i fattori etico politici dirimenti del valore della società civile e della sua vivibilità. Forse dirigenze cattoliche, abituate da tanti anni all’insistenza sul sociale e non sul suo politico, non avrebbero voluto tale impegno politico sulla tesi cattolica del diritto alla vita. Ma il tema del sociale e dell’eguaglianza, su cui la dottrina della Chiesa ha tanto insistito, sono valori accettati da tutti, mentre la gestione della vita e della morte nell’età tecnologica sono le vere questioni che impegnano la politica contemporanea. Berlusconi ha innalzato il livello etico della politica impegnando i cattolici per esso, tanto che il suo appello è stato accolto dai cattolici del Pd e persino da Antonio Di Pietro. Si è così innalzato sia il livello etico della politica che la sua postmodernità. Hanno fatto ingresso i problemi della vita e della morte. E Berlusconi ne ha preso atto, aggiornando il suo tema del diritto alla libertà con quello del diritto alla vita, implicando tematiche spirituali nella sola proposta politica.
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