E ora c'è chi profetizza: «Entro due anni l'economia mondiale può crollare»

Un rapporto di Societè Generale sciocca gli investitori: «La ripresa è un bluff, l'Occidente rischia di crollare sotto il debito pubblico»

Altro che la luce in fondo al tunnel. Tra i cervelloni che analizzano l'economia globale, c'è chi è convinto che la timida ripresa in corso in queste settimane non sia altro che una specie di canto del cigno. E che tra i rischi prossimi venturi ci sia anche quello di un collasso globale dell'economia, un evento catastrofico in grado di investire l'intero pianeta con la violenza di una pandemia senza precedenti.
A mettere nero su bianco questo scenario terrificante sono stati gli analisti francesi di Societè Generale che in un rapporto reso noto nei giorni scorsi dal «Telegraph» hanno messo in guardia i clienti dall'eventualità di un collasso generale dell'economia entro i prossimi due anni. Nelle sue 68 pagine il rapporto afferma che le operazioni di salvataggio effettuate nel corso degli ultimi mesi dalle banche centrali non hanno fatto altro che spostare il peso dell'esposizione dalle aziende private e dalle banche alle casse pubbliche, con il risultato di innalzare a dismisura l'incidenza del debito sui Pil di quasi tutti i principali paesi, a partire dagli Stati Uniti. Nei prossimi due anni l'incidenza potrebbe arrivare al 105 per cento nel Regno Unito, al 125 negli Usa e nell'eurozona e ad un clamoroso 250 per cento in Giappone. Ed è sotto questo sovraccarico che rischia di collassare il delicato equilibrio che sorregge ancora i sistemi delle nazioni sviluppate.
«Ad oggi, nessuno può affermare che abbiamo evitato la prospettiva di un collasso economico globale», sostiene nel rapporto Daniel Fermon, il capo analista di Societè Generale. Pur premettendo che la loro non è una previsione ma una «esplorazione dei pericoli», gli analisti francesi affermano che nel "Bear Case", il peggiore dei tre scenari possibili, il prezzo del barile di petrolio potrebbe crollare fino a 50 dollari mentre il prezzo dell'oro schizzerebbe all'insù come unico bene rifugio affidabile. Il debito pubblico mondiale raggiungerebbe la cifra di 45mila miliardi di dollari. La battaglia per ridurre questa esposizione attraverso una politica di crescita, sostiene Fermon, verrebbe resa ostica dal progressivo invecchiamento della popolazione (a differenza della situazione, analoga nelle cifre, che i paesi occidentali si trovarono ad affrontare al termine della Seconda Guerra Mondiale). «Un debito pubblico così alto - afferma - appare insostenibile nel lungo periodo. Abbiamo quasi raggiunto il punto di non ritorno».
Come era prevedibile, il rapporto di Societè Generale ha scosso non poco i suoi destinatari gia in Europa che in America. «Tutti - dice Fermon - ci chiedono che impatto potrebbe avere il collasso sulle sue posizioni». Ma nel quadro dipinto dagli analisti l'unico rimedio consigliato è la riconversione immediata dei propri risparmi in titoli a bassissimo rischio e bassissimo rendimento, in modo da non venire totalmente travolti dal crac mondiale.