E ora c’è il pericolo di fuga: in manette Tarantini

nostro inviato a Bari

Il primo a finire investito dall’annunciata «accelerata» alle inchieste baresi, voluta dal nuovo procuratore capo Antonio Laudati, è Gianpaolo Tarantini. Appena sbarcato all’aeroporto di Bari con un volo proveniente da Roma, l’imprenditore pugliese si è visto notificare dalla Guardia di finanza un decreto di fermo. Interdetto Gianpi, che stava andando proprio in procura a depositare un’altra istanza della difesa e si è trovato a passare la notte in carcere. A motivare il fermo firmato dal pm Pino Scelsi e dallo stesso Laudati e connesso al filone relativo al giro di stupefacenti («una prospettazione di spaccio», ha commentato il nuovo capo dell’ufficio) nell’estate 2008 (tra il 12 luglio e l’11 settembre), secondo la procura di Bari sono il pericolo di fuga e il rischio dell’inquinamento probatorio. «È stato ritenuto - ha osservato Laudati - che, nel caso di specie e dal punto di vista investigativo, per le cose che sono successe nelle ultime ore, negli ultimi giorni, c’era un forte inquinamento della prova, quindi ci sono delle esigenze cautelari, e che sussiste il pericolo di fuga per le segnalazioni che ci sono pervenute dagli organi di polizia circa movimenti, spostamenti e progetti».
Il filone degli stupefacenti vede indagati anche i due ex soci di Tarantini, Alessandro Mannarini (interrogato appena tre giorni fa da Scelsi) e Massimo Verdoscia, e il 42enne barese Stefano Iacovelli (gli ultimi due arrestati il 7 agosto e ora ai domiciliari), e ha al centro il consumo e la cessione di cocaina in particolare in occasione delle feste organizzate da Tarantini nella sua villa in Sardegna, affittata per l’estate del 2008. In particolare, sarebbe evidenziata nel provvedimento la discordanza da quanto messo a verbale da Tarantini a proposito del quantitativo di droga nascosto nella cassaforte di quella villa (una cinquantina di grammi) e quando risulta alla procura da un’altra testimonianza. Elementi non sufficienti secondo la difesa a motivare una custodia cautelare, visto che non viene contestata l’aggravante dell’ingente quantità di stupefacente. Ma a rendere perplessi i legali di Gianpi, Nico D’Ascola e Nicola Quaranta, c’è anche altro. In particolare uno degli elementi che, nel provvedimento di fermo, motivano il pericolo di fuga che per la procura giustifica le esigenze cautelari. Un viaggio in Tunisia, con la famiglia (moglie e due figlie) in un villaggio turistico, risalente a maggio scorso. Successivamente al quale, fanno notare gli avvocati, Tarantini si è presentato più volte in procura, ed è stato interrogato, fornendo nomi e notizie utili ai vari filoni di inchiesta. Per le segnalazioni che le forze dell’ordine hanno fatto alla procura, invece, il 34enne imprenditore nel ramo protesi avrebbe pianificato un trasferimento all’estero, basandosi sulla sua disponibilità economica e puntando proprio sulla Tunisia come «centro logistico» in cui stabilirsi in latitanza.
Si parla anche di una richiesta di rinnovo di passaporto, e inoltre Gianpi avrebbe messo in vendita la sua bella villa di Giovinazzo, centro sulla costa, venti chilometri a nord di Bari. Ma di questi elementi che per gli inquirenti conforterebbero la tesi di una sua volontà di lasciare il Paese, taglia corto un suo legale, «non vi è traccia nel decreto». Altro punto che per gli inquirenti renderebbe plausibile il divenire «uccel di bosco» dell’indagato sarebbe legato al fatto che Gianpi ora risiede a Roma, e viaggia frequentemente tra diverse città. Ma, curiosamente, e in apparente contraddizione, proprio le frequenti visite nel capoluogo pugliese di Tarantini sono indicate nel fermo come potenziali indizi per l’inquinamento probatorio.
«Eppure - commenta D’Ascola - Tarantini è stato fermato proprio mentre era diretto in procura per presentare un nostro esposto, non era certo a Bari per motivi misteriosi». Lui, Gianpi, al momento in cui i finanzieri gli hanno notificato il fermo è caduto dalle nuvole e si è detto «sgomento». Non è stato interrogato prima di essere accompagnato nella caserma delle Fiamme gialle e poi in carcere. Il faccia a faccia è rimandato a lunedì, quando verrà sentito per la convalida del decreto di fermo di fronte al giudice per le indagini preliminari. E intanto, a Roma, sempre la guardia di finanza ieri avrebbe ascoltato come persone informate dei fatti alcune delle ragazze che Tarantini avrebbe portato alle feste a casa del premier per accreditarsi con Berlusconi o utilizzato come escort con politici della Regione Puglia (tra cui il vice di Vendola Sandro Frisullo) per tentare di agevolare i propri affari con la sanità regionale.