E ora il centrosinistra usa l’Europa per colpire il «nemico» Berlusconi

A sorpresa il governo si sostituisce a Mediaset per dare ragione a Bruxelles sulle critiche al duopolio tv in Italia

nostro inviato a Strasburgo
Nei faccia a faccia è tutto un complimentarsi col centrodestra per i voti bipartisan su indulto e Libano, Afghanistan e quant’altro, non evitando gli inviti a collaborare persino sulla Finanziaria. Ma dietro le quinte l’Ulivo ha ripreso a scandire i tempi dell’offensiva contro Silvio Berlusconi. E visto che non ha potuto scalzarlo né per via giudiziaria, né col voto delle politiche, ecco che si riparte da dove si era cominciato l’attacco: Mediaset.
L’antefatto è noto: a metà luglio, la commissaria alla Concorrenza, l’olandese Neelie Kroes, scrive al ministro degli Esteri Massimo D’Alema facendogli sapere che è stata aperta procedura d’infrazione contro l’Italia per via delle leggi sulla Tv che avrebbero permesso - secondo la commissaria - il rafforzamento del duopolio Rai-Mediaset a danno di eventuali altri concorrenti sia nel vecchio sistema analogico che in quello digitale.
Meno noto, e in parte ancora da scoprire, ma inquietante nelle sue premesse, è invece il seguito. Perché si attendevano controdeduzioni da Roma alle osservazioni partite da Bruxelles. Ma queste non sono state scritte da Rai e Mediaset, come avviene solitamente per le aziende coinvolte in procedimenti del genere, che avrebbero magari potuto far notare come nel digitale la prova della possibilità di concorrenza era data da un canale acquisito dal gruppo Espresso, un altro da Tarek Ben Ammar ed un terzo dall’operatore di telefonia 3. Niente di tutto ciò. Il governo ha voluto assumere in prima persona la replica. E questa è arrivata puntualmente, entro i 2 mesi previsti, lo scorso 19 settembre; ma è avvolta in un nebbione fittissimo se si eccettua il fatto che il ministro Gentiloni avrebbe dato ragione in tutto e per tutto alle critiche Ue, garantendo un immediato intervento. Ma come e in che modo? Buio fitto. Dai palazzi della commissione a quelli della rappresentanza italiana non esce una riga. Tanto che il vice-presidente del Parlamento Europeo Mario Mauro (Forza Italia) che sta trattando la cosiddetta «Tv senza frontiere» che dovrebbe regolamentare il sistema nel continente a partire dal 2008 (ma è probabile uno slittamento di un paio d’anni, visto che si è ancora in prima lettura), ha spedito una infuocata interrogazione in cui chiede conto della «mancata trasparenza» che pure a Bruxelles si raccomanda su tutto e nella quale si preme anche per conoscere quali siano i tempi che la Ue può concedere al governo Prodi prima di trascinarlo davanti alla corte europea affibbiandogli pesanti multe.
Mauro è colpito poi da più di una «stranezza» che ha notato nella vicenda. Intanto la denuncia a Bruxelles fatta da Altroconsumo, associazione che non si pensava così introdotta su tematiche specialistiche quali quelle della Tv e, ancora, sui dettami europei della concorrenza. Ancora non gli torna troppo il fatto che la denuncia, presentata nel 2004, abbia trovato accoglienza solo dopo il cambio di governo in Italia. E in ultimo segnala come sia la Kroes che Gentiloni facciano parte di fatto della stessa famiglia: i liberali europei che forse non a caso già da qualche anno battevano a Bruxelles e a Strasburgo il chiodo della situazione televisiva italiana.
Quello che lo preoccupa maggiormente però è altro: «Mi pare chiaro che attraverso un pretesto si cerchi di fatto di andare a incidere su equilibri politici di un Paese membro...».
Non è il solo a pensarlo. Tra gli azzurri che a Roma si occupano di problemi televisivi è forte il sospetto che si stia preparando un beverone avvelenato per il Cavaliere, grazie al lasciapassare fornito a comando dalla Kroes che somiglia molto ad una licenza d’uccidere. Proprio Gentiloni, qualche tempo fa, aveva fatto capire che il toro era da affrontare per due corna: frequenze e pubblicità. Ma c’è anche chi ricorda come il presidente della Camera Bertinotti, dopo aver visto Prodi, avesse fatto sapere che la soluzione da adottare era semplice: «un dimagrimento di Mediaset».
Pure sul modo di ottenerlo l’Ulivo avanza preferendo la penombra. Sarà una normativa che si limiterà a cassare qualche articolo della Gasparri (riducendo Mediaset a due reti)? O una riscrittura più complessiva delle norme? O magari - come qualcuno già ipotizza dando un’occhiata al calendario del centrosinistra - si troverà il modo di inserire un capitolo televisivo nella legge sul conflitto d’interessi che si va approntando?
Di certo c’è solo il fatto che davanti alla apertura della procedura d’infrazione, il governo Prodi non fa obiezioni, ma accoglie caldamente l’invito a intervenire. E che, almeno fino ad ora, tiene bene al coperto le sue reali intenzioni. Che comunque vanno in una sola direzione: Mediaset deve essere colpita.