«E ora ci aspettiamo una svolta liberale»

Nostro inviato

a San Pietroburgo

Dai tempi di Eltsin è la paladina dei diritti umani; una delle poche personalità russe rispettate da tutti. Ora la bionda e garbata Ella Pamfilova rappresenta le Organizzazioni non governative nel Consiglio voluto da Putin per dialogare con la Società civile; un ruolo non semplice in un’epoca in cui proprio il presidente russo viene accusato di limitare i diritti democratici. Alla vigilia del G8 la polizia ha fermato preventivamente decine di attivisti dell’opposizione, ha impedito manifestazioni nelle strade dell’ex capitale e confinato i rappresentanti del Social Forum in uno stadio. Eppure la Pamfilova è fiduciosa e in un’intervista concessa al Giornale assicura: «Il peggio è passato».
Perché è così ottimista?
«Perché conosco il mio Paese. È vero: negli ultimi tempi il governo russo ha limitato le attività di molte associazioni, ma si è trattato di una misura dettata dall’insicurezza e non da mire autoritarie. Dopo quel che è accaduto a Kiev e a Tbilisi, dove le proteste di piazze hanno portato al potere leader amici degli Usa, il Cremlino temeva che lo stesso potesse accadere a Mosca. E siccome le «rivoluzioni colorate» sono state condotte anche usando Organizzazioni non governative ha preso delle contromisure».
E adesso invece?
«Ora la Russia è forte e Putin non teme più l’influenza americana. Proprio questo G8 ha dimostrato che il Paese ha riconquistato prestigio e autonomia. Dunque non c’è più ragione di fare pressioni sulla società civile. Mi aspetto che, chiusi i lavori, il Cremlino torni sui suoi passi».
E in particolare che cosa si aspetta?
«Che alle associazioni liberali venga ridata più libertà, anche se, bisogna ricordarlo, molte Ong non sono mai state limitate dal governo. Inoltre mi aspetto che siano create le promesse per una vera competizione politica in Russia e una diversificazione dell’offerta televisiva».
La maggior parte degli oppositori diffida di Putin. Non si sta illudendo?
«Non credo; conosco Putin e so che è difficile convincerlo ma so anche che quando dà la parola la mantiene. Per questo sono fiduciosa». Mantiene la parola anche sui diritti umani? «Sì, io sono intervenuta più volte presso di lui e ogni volta che ho dimostrato abusi commessi da apparati dello Stato è intervenuto. In Cecenia ha punito molti funzionari che hanno commesso abusi contro la popolazione civile; ha bloccato il trasferimenti forzato di decine di famiglie dall’Inguscezia a Grozny. E se non basta Putin ci rivolgiamo ai tribunali».
Ma la Giustizia russa non sembra molto credibile.
«È vero; però in dieci anni la situazione è migliorata assai. Voi occidentali parlate solo del caso Khodorkovsky, ma sebbene la corruzione sia ancora diffusa aumentano i giudici indipendenti. È significativo che la procura militare abbia costretto il ministero della Difesa a portare a giudizio i responsabili di alcuni gravi abusi commessi nell’esercito. Nella Russia di Eltsin questo non sarebbe successo».