E ORA DITELO AI TRUFFATI

E adesso chi glielo dice a quelli che si sono rovinati. A quelle famiglie che hanno perso tutto, o quasi. A tutti quanti hanno visto «bruciare» i propri risparmi di anni di lavoro in pochi giorni. Chi glielo spiega che il crac della Parmalat era annunciato, che si sapeva. Anzi, di più, che una procura aveva ricevuto un’importante segnalazione e non è stata capace di scoprire quanto stava per accadere. Non ha indagato, o l’ha fatto male. Oppure, proprio non ha capito. Negligenza? O peggio ancora? Manco vogliamo pensarlo. Ma una cosa è certa: magistrati e uomini della Guardia di finanza per un certo periodo hanno camminato sul grande «buco» dell’azienda di Tanzi senza accorgersi che passeggiavano sul vuoto. Che sotto i loro piedi c’era una voragine, di miliardi. Soldi di gente come noi, che quando riesce a mettere da parte quelle poche lire che avanzano a fine mese, quando avanzano, già è contenta.
La notizia è devastante. Ora si scopre che si sapeva. Che, quindi, si sarebbe potuto evitare il disastro per migliaia di italiani. Diciotto mesi prima - giorno più, giorno meno - del crac Parmalat (dicembre 2003), la Guardia di finanza segnala a Silvia Cavallari, pm della procura di Parma, che qualcosa non torna in un passaggio di denaro tra l’azienda di Tanzi e la Parmatour gestita dalla figlia del Callisto di cui sopra. Undici miliardi di vecchie lire che sembrano svanite nel nulla. È il 6 maggio 2002. Gli investigatori brancolano nel buio, si usa dire. O meglio, proprio non capiscono. Si inzuccano su una questione di evasione fiscale. Come contestare a un criminale un divieto di sosta. Finisce che archiviano. Complimenti!
Infatti, nel breve spazio di quei diciotto mesi le banche - che annusano il disastro, o peggio ancora lo conoscono in tutte le sue pieghe più nefaste - rifilano ai risparmiatori i bond della Parmalat. Centinaia di migliaia di euro destinati a trasformarsi in carta straccia. Il resto della storia, lo sapete tutti: dalle manette alla fila interminabile di cittadini che vorrebbero riprendersi i propri soldi.
Non avrebbe senso dire loro di andare a bussare alla porta del magistrato di Parma. Non facciamo conti in tasca a nessuno, ma pare improbabile possa risarcirli tutti. Ci sembra strano, però, che un organo dello Stato come il Csm, sempre così attento e severo nei confronti dei colleghi, non si sia ancora occupato dell’errore della pm, che avrebbe potuto fermare per tempo uno dei più gravi scandali del Paese. Basterebbe la stessa tempestività usata per De Magistris, che indagava su Prodi e Mastella, o per la Forleo chiamata a giudicare Fassino e D’Alema. Chissà che cosa accadrà alla povera Silvia Cavallari da Parma...