E ora Donatella Versace vuol conquistare la Cina

Ieri a Pechino l’annuncio di altre dieci boutique che il gruppo aprirà entro il 2007 nel Celeste Impero, con un investimento di 10 milioni di euro

Daniela Fedi

da Pechino

«Sul risciò non salgo, alla peggio dopo farò una seduta di riflessologia plantare». Con queste parole Donatella Versace ha cominciato il giro turistico nella Città proibita di Pechino issata sui tacchi da 12 centimetri dei suoi nuovi stivali di vernice nera. Dopo due ore abbondanti di cammino, la bionda signora del made in Italy ha voluto visitare anche il meraviglioso Tempio del cielo (Tiantan) che per 5 secoli è stato il cuore dei cerimoniali e del simbolismo imperiale dell’antica Cina. E in piazza Tienanmen si è comprata una copia del libretto rosso dirigendosi, sempre a piedi, all’ingresso del mausoleo di marmo dove riposa Mao. La lunga marcia della stilista per le strade di Beijing si è momentaneamente arrestata qui, ma da oggi l’attendono altri tour de force tanto a Shanghai quanto ad Hong Kong perché Versace sbarca in grande stile sull’intero territorio cinese.
«Apriremo 10 nuove boutique entro il 2007 con un investimento di circa 10 milioni di euro» ha infatti annunciato Giancarlo Di Risio, l’amministratore delegato che in soli 18 mesi ha risanato i conti della griffe con una serie di operazioni a dir poco geniali. «Ne abbiamo già cinque operative da tempo nelle principali città - ha proseguito il manager - ma in Cina la provincia più piccola conta 8 milioni di abitanti e in tutto il paese ci sono 110 milioni di veri ricchi che possono permettersi d’acquistare i prodotti più lussuosi del mondo. Non a caso abbiamo venduto uno dei primi jet privati interamente griffati Versace proprio a un miliardario cinese e qualcuno si è già informato sui tempi di consegna delle nuove Lamborghini con gli interni disegnati dal nostro ufficio stile». Inevitabile a questo punto chiedere ulteriori precisazioni sullo sbarco della Medusa all’ombra della Grande muraglia. Ma sull’argomento Di Risio non intende sbilanciarsi «perché - dice - non è stato facile raccogliere tutte le informazioni del caso, ma una volta che sai dove andare ci metti un attimo ad aprire tutto quello che vuoi. Tanto per dare un’idea 15 giorni fa sono venuto a Pechino per preparare questo viaggio e già che c’ero ho visitato il cantiere di una delle nostre boutique. Era tutto transennato specialmente intorno alla discarica dei detriti di costruzione. Ebbene ieri avevano già piantato i fiori nel prato davanti all’ingresso: non potevo credere ai miei occhi». Meno pragmatica in apparenza, ma ugualmente concentrata sull’enorme potenziale del nuovo mercato, Donatella ha dichiarato alla stampa locale tutto il suo entusiasmo per i giovani cinesi. «Faremo di tutto per incontrare il loro gusto: hanno un’energia che profuma irresistibilmente di modernità». Esemplare in questo senso l’età media degli invitati al cocktail offerto ieri sera dall’ambasciata italiana in onore della stilista e del suo staff: 30 anni scarsi anche contando la presenza di Cesare Romiti, invitato come presidente della Fondazione Italia-Cina che lo scorso gennaio ha cominciato le celebrazioni dell’anno italo-cinese in corso fino al prossimo marzo. «Mi hanno perfino offerto la cittadinanza onoraria di Pechino» commentava l’anziano manager visibilmente ammirato dalle bellissime ragazze che per altro non lo degnavano di uno sguardo, attratte dall’elegante abito nero di Donatella. Tra loro spiccava Yu Xiao Xia, figlia del viceprimo ministro di Deng Xiao Ping, uno degli uomini che ha contribuito a sconfiggere la Banda dei Quattro. Mancava invece Zhang Jing, la donna più ricca della Cina con un patrimonio personale di 3 miliardi e mezzo di dollari ottenuto grazie a un investimento di soli 3000 euro nel settore della carta riciclata. «Ha tanti soldi ma è piuttosto vecchia: deve avere una cinquantina d’anni», commentava una bellissima fanciulla di professione modella, ma non ancora all’altezza delle radiose top che sfilano per Versace. «Pensa che i suoi vestiti mi starebbero bene?» ha chiesto con la classica faccia da finta tonta a Donatella. E lei, irresistibile come sempre, sorridendo ha risposto: «Certamente, cara, sarà perché anch’io non sono molto alta, ma tutto quello che disegno a voi cinesi sta a pennello».