E ORA FARÀ IL MARTIRE

Se c’è un difetto nell’intervento della Rai su Annozero è che è arrivato solo oggi. Ci voleva una settimana per rendersi conto che quella trasmissione era squilibrata? Ci voleva una settimana per accorgersi che le vignette di Vauro erano indecenti? Per quel che ci riguarda, l’abbiamo denunciato a voce alta sin da subito. E sin da subito ci siamo resi conto che la stessa sensazione di disgusto l’aveva avuta la maggioranza degli italiani, lettori e non lettori, di destra e di sinistra, perché per provare schifo di fronte agli sciacalli non è necessario appartenere a uno schieramento. Basta appartenere al genere umano.
Ribadiamo, perciò: se c’è un difetto, nella gestione della nuova Rai, è che ci sono voluti alcuni giorni e alcuni titoli di giornale (anzi, di Giornale) per ottenere quello che avrebbe dovuto essere automatico. Che, sicuramente, sarebbe stato automatico se nel mirino non ci fosse stato il totem Santoro, aspirante principe di tutti i martiri, ma un qualsiasi altro giornalista tv. Per dire: ancora martedì il presidente della commissione di vigilanza Rai, quel galantuomo di Sergio Zavoli, ha mandato alle agenzie una nota in cui dichiarava semplicemente: «La trasmissione non l’ho ancora vista» (dopo quattro giorni? Non l’ha ancora vista? E fa una nota? Per dire che?). Se c’è un difetto nel nuovo corso Rai, dunque, è che le prime prese di posizione da viale Mazzini sono arrivate domenica (riflessi lenti?) e che la vigilanza, per essere vigilante, ha vigilato assai poco. Ecco tutto. Ma per il resto, che cosa c’è da dire?
La sinistra ulula alla censura, Di Pietro straparla di Terzo Mondo (nostalgia per il suo habitat naturale?), la Fnsi si risveglia dal lungo letargo e leva le sue difese che, come al solito, sono un po’ strabiche: coprono solo il lato mancino. E qual è il motivo di cotanta indignazione? Che il direttore generale della Rai ha chiesto a una trasmissione della Rai di essere equilibrata? Che è stato riconosciuto che quell’Annozero era un’offesa, oltre che alla verità e al giornalismo, anche alle vittime del terremoto? O che è stato sospeso Vauro, il vignettista che si diverte con le cubature sulle casse da morto? E questo sarebbe un attacco alla libertà d’informazione? Questa sarebbe la censura? Questo sarebbe il regime dittatoriale?
Abbiate pazienza. Ci avete massacrato i torroni per anni con la par condicio, il bilancino eletto a vangelo, il contagiri parolaio trasformato in divinità. Ci avete costretto con il misurino del farmacista a calcolare se il partito dei pensionati aveva due secondi e mezzo più o meno del Sudtirol Volkspartei. E adesso vi scandalizzate perché viene chiesto un po’ di equilibrio in una vicenda che ha sconvolto la coscienza di tutti gli italiani, tranne evidentemente la vostra? Vi scandalizzate perché viene chiesto di sentire, dopo la raffica di insulti, anche qualcuno che difenda quei disgraziati che da dieci giorni si stanno facendo un mazzo così, rischiando la vita fra le macerie? È questo l’attacco alla libera informazione?
O l’attacco alla libera informazione è che Vauro per qualche settimana dovrà accettare (terribile sopruso) che le sue odiose vignette non siano pagate dai contribuenti? E dove sta scritto che Vauro dev’essere mantenuto dallo Stato? Ce l’ha ordinato il medico? Mica nessuno proibisce al grande artista di diffondere i suoi schizzi dove vuole e quando vuole. Ma perché pretende di diffonderli a spese nostre? C’è una bella differenza: un conto è pubblicare le vignette, un conto è pretendere che vengano pubblicate con i soldi del canone. La prima è una libertà che nessuno discute, la seconda è una legittima aspirazione (non un diritto) che chiunque può avere. Ma che inevitabilmente deve sottostare alle regole del gioco. In altre parole: visto che lo paghiamo, possiamo almeno pretendere che non offenda i morti? È troppo? È un attacco alla libertà di satira?
Suvvia, lasciate stare i fazzoletti intrisi di lacrime e vittimismo. In fondo quando un calciatore entra a gamba tesa per far male viene espulso, e tutti dicono: ben fatto. E quando in un reality show un concorrente bestemmia viene espulso, e tutti dicono: ben fatto. Perché allora quando un disegnatore, espone davanti a milioni di telespettatori delle vignette oscene e viene sospeso, tutti invece gridano allo scandalo? Perché? Dov’è lo scandalo? Ci sfrantumano gli zebedei da mattina a sera dicendo che ci vuole tv di qualità, decoro e compostezza. E quelle vignette non sono un insulto al buon gusto tanto quanto una bestemmia al reality show?
Ma tant’è. Santoro già è pronto a rivestire i panni del San Sebastiano catodico. È il programma che gli viene meglio: il martirologio di se medesimo. Così martire, per dire, che stasera è in onda in prima serata con Sabina Guzzanti e una puntata che si annuncia di nuovo di fuoco. E di polemiche. Seguiranno grandi ascolti e titoli di giornali e strilli in tv. Non male no? Fare i martiri a 60mila euro al mese, con un programma in prima serata sulla Rai, grandi mezzi, tanti soldi, i capelli appena ritinti e il coro plaudente del politicamente corretto per cui Santoro non sbaglia mai, e se si dovesse mai fare la pipì addosso tutti sono pronti a giurare che si tratta di un maldicenza berlusconiana, lui in realtà soffre solo di eccesso di sudorazione. Sono miracoli che riescono solo a sinistra: si candidano, vanno all’europarlamento, si schierano, organizzano trasmissioni che più faziose non si può. E poi vengono eletti a paladini dell’informazione indipendente. Mah. A noi l’indipendenza pareva un’altra cosa. «Michele ha molti vantaggi», ha detto Bruno Vespa. E ha ragione. Lui da anni fa trasmissioni equilibrate (possono piacere o no, ma sono equilibrate) e lo chiamano servo e lacché. Santoro da anni fa trasmissioni squilibrate (possono piacere o no, ma sono squilibrate) e lo chiamano martire ed eroe. C’è qualcosa che non torna. A parte Santoro, che torna sempre. Noi, per carità, l’abbiamo detto e lo ripetiamo: siamo contro gli editti bulgari e abruzzesi, vogliamo Annozero in onda. Sempre e comunque. Non c’è niente che faccia altrettanto male alla sinistra. Ma nel frattempo consiglieremmo ai vertici Rai e al vigilante Zavoli di vigilare, almeno stasera: rinuncino alle cenette romantiche e accendano la tv senza farsi intimidire dal coro dei lamenti. La libertà è sacra, ma la decenza pure. E chi sbaglia deve pagare. O, almeno, riequilibrare.