E ora la farmaceutica punta sull’estero

Luigi Cucchi

«Le industrie farmaceutiche italiane stanno dimostrando una particolare vitalità. Sul piano internazionale si stanno affermando grazie ai frutti della ricerca: sono in fase di sperimentazione 35 nuovi principi attivi, di cui 28 biotecnologici, che potrebbero crescere presto fino a 50. Ben quindici nuove imprese stanno investendo massicciamente in ricerca», afferma Sergio Dompé, presidente di Farmindustria, l’Associazione delle imprese farmaceutiche. Assieme a economisti, esperti di finanza, imprenditori, ha partecipato ieri a Milano, presso la sede della Borsa Valori, a un incontro sul tema: “Internazionalizzazione per crescere”, organizzato in occasione degli ottant’anni del gruppo farmaceutico Recordati, una impresa italiana (ricavi per 600 milioni, utile netto di oltre 75 milioni) presente in sette Paesi europei, oltre che in Svizzera e negli Stati Uniti.
Proprio Giovanni Recordati, presidente e amministratore dell’impresa di famiglia ha ricordato che «in Italia vi sono molte piccole e medie imprese farmaceutiche che sono sane, ma che soffrono di nanismo, perché non hanno ancora affrontato la sfida internazionale. Sovente sono prive delle necessarie risorse finanziarie, più spesso non hanno la cultura necessaria a compiere il grande salto. Essere globali significa conoscere e dialogare con mercati e culture diverse». Una necessità se si vuole crescere. «Fortunatamente – come ha ricordato il professor Marco Vitale – molte imprese italiane sanno osare ed hanno il coraggio e la capacità di vincere sfide complesse». Riconoscendo il ruolo svolto dal gruppo Recordati (che entro il 2010 stima di poter superare ricavi per 1 miliardo di euro), il cavaliere del lavoro Diana Bracco, presidente di Assolombarda, ha ricordato che la Lombardia sul piano farmaceutico e biomedicale rappresenta un distretto tra i più affermati in Europa.
Le industrie farmaceutiche italiane con investimenti in ricerca per oltre un miliardo e 6mila ricercatori rappresentano il primo settore industriale impegnato nell’innovazione. Gli occupati sono 74mila, 19 miliardi i ricavi, l’export è pari al 60% del volume di affari, tra i progetti di sviluppo di farmaci biotech, dieci sono nell’area oncologica.
«Accanto alle grandi industrie farmaceutiche italiane come Menarini, Sigma-Tau, Bracco, Recordati, Rothapharm, Chiesi, Italfarmaco, vi sono – afferma il presidente Dompé - nuove imprese come Gentium, Abiogen, Philogen, che manifestano la propria dinamicità sul fronte dell’innovazione. Vi è poi un drappello di aziende internazionali come Sanofi-Aventis, Merck, Gsk, Lilly e Takeda che hanno espresso la volontà di continuare ad investire in Italia. I segnali positivi sono molti. Non ultimo – aggiunge Dompé – l’accordo, senza un’ora di sciopero, sul nuovo contratto di lavoro del settore chimico-farmaceutico. Questo contratto è nella direzione giusta, premia la formazione del personale e la flessibilità, elementi importanti per essere competitivi».