"E ora è giunto il momento di fare le gabbie salariali"

Il ministro leghista: "Giusto che dove la vita costa di più gli
stipendi siano più alti". Il referendum? "Non credo che Silvio voglia
una crisi di governo..."

Roma - Pdl e Lega oltre il 50% dei consensi. E quasi il 60% degli operai dice di voler votare per voi. Ministro Calderoli, se l’aspettava un risultato simile?
«Quello che mi colpisce è che se nel Paese siamo al 50%, solo tra gli operai arriviamo al 60. Ben dieci punti in più».

Il mondo al contrario...
«Tutt’altro. È l’evoluzione naturale di quel che è successo negli ultimi anni, con il sindacato che si è occupato molto delle carriere politiche dei suoi leader e mai della busta paga di chi lavora. Che in Italia resta pesante in termini lordi, mentre in termini netti siamo uno dei fanalini d’Europa».

Colpa dei sindacati, dunque.
«Dei sindacati e della sinistra, che poi sono la stessa cosa. Sembra una vita fa, ma è passato solo un anno da quando i vertici delle istituzioni erano rappresentati da Fausto Bertinotti e Franco Marini, indiscutibilmente espressioni del mondo sindacale. Ecco, negli anni la disillusione degli operai rispetto a discorsi molto filosofici e poco concreti s’è fatta sentire. Prima sono venuti a bussare in Lega e ora iniziano a guardare anche al Pdl».

Mi sta dicendo che vincete per incapacità dell’avversario?
«Niente affatto. Se il punto fosse solo il crollo delle illusioni della classe operaia ci troveremo davanti un’astensione enorme. Il fatto che invece continui a votare e voti dall’altra parte dimostra che stiamo facendo bene».

Qualche esempio?
«Sulla crisi economica l’azione del governo è stata decisiva. Mentre l’opposizione continuava a insistere con la cultura del sussidio di disoccupazione e del minimo garantito noi abbiamo preso iniziative a sostegno dei posti di lavoro. E operai e disoccupati l’hanno capito».

La Lega è data al 10,3%. Sarebbe il risultato migliore di sempre, anche del 10,1 del 1996 (quando andaste da soli). Qual è il segreto del Carroccio?
«La coerenza. Noi ci siamo spesi con forza e determinazione su temi concreti e a distanza di anni gli elettori hanno visto che siamo rimasti fermi sulle nostre posizioni e che spesso abbiamo avuto ragione. Penso alla difesa dell’identità, alla battaglia su immigrazione e sicurezza e al “no” alla globalizzazione. E presto torneremo a parlare anche delle gabbie salariali».

A proposito di classe operaia, questo è una dibattito che i sindacati non hanno mai amato.
«Lo so bene. Ma - insisto - la filosofia va messa da parte a favore della concretezza. È chiaro che si dovrà aprire un tavolo con i sindacati e discutere, ma mi pare sia arrivato il momento di considerare la possibilità di garantire il valore reale di stipendi e salari tenendo conto anche di come varia il costo della vita sul territorio».

Con Tremonti ne ha già parlato?
«Non credo che lui sia contrario».

Torniamo al sondaggio. Il Pdl è dato al 40%, che se passasse il referendum significherebbe per Berlusconi poter avere una maggioranza parlamentare senza la Lega. Esclude che il Cavaliere possa essere tentato?
«Berlusconi non è un irresponsabile e sa che una crisi di governo in un momento di crisi economica non sarebbe affatto un bene per il Paese. Il consenso si guadagna velocemente ma lo si perde con altrettanta rapidità».

Il premier, però, ha fatto sapere che voterà «sì».
«È il leader del partito di maggioranza relativa, fa solo i suoi interessi».

Anche Dario Franceschini è per il «sì».
«Dovrebbero dargli il trattamento sanitario obbligatorio. Parlano di Resistenza e antifascismo e poi appoggiano un referendum che ci porterebbe in un regime dando tutto il potere al partito di maggioranza relativa. Fossi un elettore del Pd lo andrei a cercare con il forcone».

50% il Pdl e 10,3% la Lega. L’ipotesi di una federazione è caduta per sempre?
«Io sono per i patti di sangue. Si fa un accordo, ci si danno delle scadenze e le si rispetta. Tra Berlusconi e Bossi è sempre funzionato così».

E l’Udc? Dicono che sia la Lega a non gradire un ritorno di Casini nel centrodestra...
«Guardi che è Casini che deve schiarirsi le idee. Di certo, la politica dei due forni - anzi, dei multiforni - oggi non è più sostenibile».

Si spieghi.
«Alle regionali in Sardegna stanno con il centrodestra ma alle amministrative di Trento vanno con il centrosinistra. Che significa? Che in Sardegna in federalismo va bene mentre in Trentino no? Non capisco dove vogliono andare».

Stando al sondaggio, però, hanno il 6%...
«Ma credo che più la gente avrà chiaro che con le loro alleanze variabili fanno solo il gioco del Pd più perderanno voti».