E ora Guzzanti gioca a fare il Travaglio

Paolo Guzzanti ha dato alle stampe l’ennesima biografia di Silvio Berlusconi. Se proprio aveva voglia di fare la voce stonata del coro e di far parlare di sé avrebbe potuto scrivere la biografia non autorizzata di Carlo De Benedetti, suo ex editore. Non credo ve ne siano molte in libreria. Invece Paolo Guzzanti ha scelto di percorrere la scorciatoia: colpire Silvio Berlusconi. Così facendo si rischia di non essere considerati dai potenziali lettori: di libri sul presidente del Consiglio ve ne sono tanti, intere foreste sono state così trasformate. Difficilmente, se non annoiandosi tremendamente, i lettori riusciranno a terminare il chilo di carta del frullato anti Berlusconi made by Guzzanti. Il «rosso malpelo» del Parlamento continua a lanciare strali verso chi gli paga lauti stipendi. Non c’è crisi economica né crisi di coscienza che possono intaccare il conto in banca del deputato. È stato eletto con i voti di chi credeva in Silvio Berlusconi e nel suo movimento, poi, l’ex pupillo del barbuto Eugenio Scalfari ha sbattuto la porta in faccia a chi col voto gli aveva affidato il compito di rappresentarlo al Senato.
Coerentemente all’orientamento politico mutato, perché il deputato-giornalista non abbandona lo status e lo stipendio di parlamentare? Perché non lascia l’incarico? Perché, come suggerisce un noto modo di dire popolare, il deputato Paolo Guzzanti continua a sputare nel piatto in cui mangia? L’ex editorialista di Panorama, non trovando chi ospiti i suoi chilometrici ragionamenti, da qualche mese si è dedicato alla scrittura d’interminabili testi. Paolo Guzzanti è intelligente, non urla come un parcheggiatore abusivo, usa il fioretto. Gioca con le parole, le virgole e i punti. In questo, bisogna riconoscerlo, è bravo. Ma non per questo un lettore attento non coglie il senso. La sua è una costruzione molto abile che lascia trasparire il significato, una sorta di elegante «travaglismo sapiente». Da cassetti dimenticati Paolo Guzzanti estrapola un’ammuffita intervista del 1991. Meglio tardi che mai: pur di scrivere qualcosa bisognava raschiare il fondo del barile, per altro vuoto. Con calcolata perfidia: «La mia intervista con il Cavaliere durò una giornata intera. Dell’uomo avevo udito soltanto descrizioni molte oscure: un amico di Craxi dal passato imprenditoriale a tinte fosche, forse con inconfessabili legami mafiosi». Naturalmente la banca Rasini da cui il presidente del Consiglio avrebbe attinto risorse per incominciare la sua fortunata attività d’imprenditore edile è «un istituto di credito che ebbe certamente, e non si sa se consapevolmente, rapporti con la mafia». Un’abile costruzione per far capire, senza esplicitamente affermare, la solita strategia dell’insinuare il dubbio. Si lancia il sasso e si ritrae la mano: una scrittura «eroica». Incredibile la quadratura del cerchio che il deputato compie quando deve descrivere il comportamento politico della sinistra. La quale «ideologica o giustizialista, ha preferito la scorciatoia. Attaccare per molti anni l’uomo (Silvio Berlusconi, ndr) dipingendolo con le tinte più feroci (e se vogliamo quasi tutte perfettamente appropriate)». Quindi il deputato è d’accordo sul contenuto dei violenti attacchi della sinistra? Sembra proprio di sì. E allora come possiamo interpretare questa frase messa in bocca alla sinistra? «Appare ovvio che, se una persona è onesta, intelligente e informata, non può certamente essere berlusconiana».
L’uso costante di Paolo Guzzanti dell’evitare di puntare il dito direttamente contro chi si vuole colpire è un comodo appiglio: «Berlusconi ha manifestato la sua natura di leader non democratico, non parlamentare, di un populismo tendenzialmente simile a quello del suo grande amico Vladimir Putin». E chi è Putin se non colui che «reprime la stampa libera»? Infatti i telegiornali «da quando Berlusconi è al governo cercano di occultare le notizie anziché darle». Il mago della penna, pur di colpire il nemico, descrive improbabili scenari: «Poiché in Italia la laurea è svalutatissima e raggiunta da una quantità inutilmente enorme di cittadini, è per lui (Silvio Berlusconi, ndr) facile creare una casta di ragazze sessualmente attraenti, laureate in qualcosa, e poi sottoposte a una settimana di lezioni intensive durante le quali hanno il compito di apprendere il contenuto di libretti e manuali scritti ad hoc». Il corpo docente delle università italiane, notoriamente e storicamente sinistrorso, ringrazia.
Insomma, il deputato Paolo Guzzanti ha compiuto uno sforzo quasi sovrumano: in poche settimane ha scritto 600 pagine per raccontare ciò che più esplicitamente era già stato scritto meglio da altri noti illuminati giornalisti, scrittori e opinionisti della sinistra. Il «rosso malpelo» della politica italiana ha partorito il topolino, spelacchiato e malfermo. La solita minestra riscaldata. Che noia. Paolo, dov’è la notizia? Perché tanto astio verso Silvio Berlusconi? Forse perché, come scrive il vecchio deputato Guzzanti, «il vero obiettivo della sua vita non era costituito soltanto dagli affari, ma anche dal sogno di entrare in politica come vincitore e dedicare alla cosa pubblica lo stesso tipo di cura che applica alle aziende». Forse qualcuno scoppia d’invidia?