E ora i cassonetti bruciano anche a Palermo

da Catania

Imputridisce al sole e puzza la spazzatura a Mondello, il borgo marinaro di Palermo. I netturbini dell’Amia raccolgono solo quella che si accumula giornalmente sul lungomare. Nelle traverse la «munnizza» raggiunge anche il primo piano.
A Mondello così come all’Addaura, altra terrazza sul mare del capoluogo siciliano, dove una villa costa due milioni di euro e hanno casa il presidente del Senato Renato Schifani, il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Francesco Cascio e il procuratore aggiunto di Palermo Alfredo Morvillo, la spazzatura ormai da giorni è ammonticchiata.
Eccolo il risultato del sistema di raccolta dei rifiuti che ha messo sotto processo gli «Ato», gli ambiti territoriali ottimali. E che rischia di far saltare in aria la Sicilia. A differenza della Campania però nell’isola le discariche in cui portare la spazzatura ci sono, mancano invece i soldi per pagare chi la raccoglie. Ecco perché tensioni, scioperi e incendi di cassonetti caratterizzano questo inizio estate.
Nella notte tra lunedì e martedì a Palermo 18 roghi hanno impegnato i vigili del fuoco sino all’alba. Il triplo, almeno, i cassonetti distrutti dalle fiamme. I palermitani incendiano i rifiuti nelle traverse, nei vicoli, nei luoghi dove il ritiro della spazzatura non avviene con regolarità. Nelle borgate - assicurano gli abitanti esausti - anche per giorni, non si vede un autocompattatore. I netturbini dell’Amia sono in regola con le mensilità, ma sono pochi e non percepiscono gli straordinari e così si limitano a ritirare i sacchetti solo nelle strade centrali. Il comune, dal canto suo, per evitare le rivolte della gente, spesso e volentieri, mette mano al portafogli e assicura liquidità all’Amia. L’ultimo esborso un paio di giorni fa. Ventimila euro per fronteggiare le emergenze.
Disastrosa, invece, la situazione in provincia, dove uno degli Ato ha un buco da 400 milioni di euro. Nei venti comuni la spazzatura si accumula così come gli stipendi degli operatori ecologici non pagati. Cinque le mensilità arretrate.
A Enna, dove la spazzatura è agli angoli delle strade da dieci giorni, quattro operai di Siciliambiente, la società che gestisce la raccolta di rifiuti per conto dell’Ato di Enna, ieri si sono arrampicati sul tetto del municipio di Piazza Armerina e per diverse ore hanno minacciato di buttarsi giù. Chiedono la risoluzione della loro vertenza e soprattutto il pagamento degli arretrati. Sempre ieri i dipendenti della società si sono riuniti in assemblea. Per fronteggiare l’emergenza il sindaco di Enna, Rino Agnello, ha scavalcato l’Ato e ha emesso un’ordinanza per motivi di «salute, igiene pubblica e incolumità», affidando per tre mesi a Siciliacque una somma di 210mila euro per la raccolta dei rifiuti. La società d’ambito aveva appaltato la raccolta a Siciliacque, ma da mesi non versa le somme stabilite dal contratto.