E ora i cinesi marciano su piazza Duomo

Troppo stretta Chinatown per i ribelli di via Sarpi. Incassato l’ok della questura, domani la comunità cinese sbarcherà in massa sotto il Duomo per «rivendicare» i propri diritti «di immigrati e lavoratori». La «lunga marcia» dovrebbe avere inizio alle 15 e terminare tre ore più tardi, con a capo i rappresentanti delle associazioni promotrici - e si prevede - tanti individui non inquadrabili in alcuna formazione organizzata. I comitati, infatti, inneggiano a una manifestazione «senza precedenti in Italia», alla quale potrebbero aderire cinesi (centinaia, migliaia?) provenienti da altre città italiane ed europee. Parola di Emanuela Troisi, presidente di «Alkeos», la onlus attiva sul territorio cittadino, che avverte: «I cinesi sono molto preoccupati per quanto accaduto giovedì scorso e vogliono mettere in atto una manifestazione pacifica, sebbene avremmo preferito piuttosto un presidio, perché più gestibile e controllabile».
Ammissione che finisce per alimentare le tensioni per un’occupazione di piazza vera e propria, peraltro in concomitanza con la probabile festa scudetto degli ultrà interisti. Timori ammessi dalla stessa Troisi: «In via Paolo Sarpi in queste ore sembra tutto tranquillo, in realtà non lo è». E se la prende coi «manifesti della Lega affissi sui vetri della nostra pagoda in piazza Gramsci», teatro della fiaccolata padana.
Persino lo spregiudicato console della Repubblica Popolare, Zhang Limin, nutre seri dubbi sull’opportunità di nuove battaglie di piazza: «Non sono molto d’accordo, penso sarebbe meglio se nessuno facesse più nulla e ci si affidasse al confronto e al dialogo». Troppo tardi. Ieri pomeriggio, a breve distanza dal sit-in leghista, ci hanno pensato i ragazzi dei centri sociali ad aizzare ulteriormente la folla con slogan che invitavano il popolo venuto dall’Est a «unirsi agli italiani contro razzismo e repressione» e a «non subire passivamente le leggi imposte dal sindaco e dalle forze dell’ordine». Un centinaio di cinesi si sono fermati ad applaudire, mentre i capipopolo provvedevano a radunare le fila in vista del «grande appuntamento di domani». Le bandiere rosse ieri sono comparse di nuovo. Qualcuno voleva affiancare un tricolore italiano (ma non ve n’è traccia nelle botteghe di tutta Chinatown), in cambio di casse di birra e generose offerte agli autonomi («servono per fotocopiare i volantini). Viene incendiato un manifesto di Forza Nuova. La polizia fa muro e impedisce che gli scalmanati arrivino dagli uomini del Carroccio. La folla piano piano si disperde senza incidenti, a parte qualche disagio per la circolazione. D’altronde da queste parti i residenti ci sono abituati.
Intanto le torce della Lega illuminano la serata, negli stand si distribuisce pane e salame al posto degli involtini primavera, sul palco salgono i big della milanesità targata di verde padano. Il capogruppo in Consiglio comunale Matteo Salvini ricorda che «quella intorno a via Sarpi è una zona di milanesi, ma anche di quei cinesi che rispettano le regole. Non accettiamo però lezioni di tolleranza da chi massacra milioni di persone, come in Tibet, e alle richieste di libertà risponde con i carrarmati». Riguardo al corteo in piazza Duomo, per Salvini «tutti hanno diritto di manifestare, ma non di fare i comodi propri fregandosene della legge». Interviene Mario Borghezio: «Occorre distinguere il sano dall’insano e sconfiggere così l’illegalità. Il problema qui sono le attività all’ingrosso - insiste l’europarlamentare -; la mancanza di controllo incoraggia il lassismo. Poi il gran finale: «Per chi non ci sta, un solo futuro: la valigia!». Applaudono in 400, in un tripudio di bandiere crociate.