E ora i sunniti boicottano i negoziati per la formazione del nuovo governo

Fausto Biloslavo

La principale formazione politica sunnita boicotta i negoziati con gli sciiti per la formazione del futuro governo iracheno, gli ulema accusano per la prima volta il grande ayatollah Al Sistani di aver aizzato le violenze fra le sette e i terroristi legati ad Abu Musab al Zarqawi gongolano. L’obiettivo della costola irachena di Al Qaida è proprio quello di provocare la guerra civile tra sciiti e sunniti, uscendo così dall’isolamento in cui i kamikaze stranieri erano stati costretti negli ultimi tempi dalle forze nazionaliste della guerriglia irachena contrarie alla linea stragista.
Il Fronte iracheno di concordia, alleanza sunnita che conta in Parlamento 44 seggi su 275, si è rifiutato ieri di partecipare a una riunione con i partiti sciiti per cercare di allentare la tensione provocata dalla guerra delle moschee. La riunione era stata convocata dal presidente Jalal Talabani, di etnia curda. Il rifiuto è un gesto di protesta per la caccia al sunnita scattata dopo l’attentato che ha di fatto distrutto la cupola della grande moschea sciita di Samarra. «Ci aspettavamo una chiara condanna da parte del governo, che non ha fatto abbastanza per scongiurare queste reazioni violente», ha detto un esponente del Fronte, Salman al Jumaili. «C’è stata persino una sorta di cooperazione con le forze di sicurezza in alcuni luoghi dove sono state attaccate le moschee sunnite».
L’aspetto più grave è che la guerra delle moschee ha bloccato la formazione del nuovo governo alla vigilia della prima riunione del Parlamento eletto il 15 dicembre.
I sunniti avevano criticato la designazione a premier, da parte del blocco sciita, del primo ministro uscente Ibrahim al Jafaari, pur lasciando aperta la trattativa per la formazione di un governo di unità nazionale. Oltre alla conferma del ministero della Difesa, già in mano al sunnita Sadoun al Dulaimi, l’obiettivo era ottenere altri ministeri importanti nel campo energetico.
Ora i giochi si complicano, tenendo conto che lo scontro fra le sette si è trasferito anche sul piano religioso. Dure critiche sono infatti state espresse dal Consiglio degli ulema, la più importante autorità confessionale dei sunniti iracheni. «Il Consiglio degli ulema punta il dito del biasimo contro certe autorità religiose sciite che hanno lanciato un appello per manifestazioni di piazza», ha dichiarato il portavoce del Consiglio, lo sceicco Abdul Salam al-Qubaissi. Le sue parole sono suonate come un monito al grande ayatollah Alì al Sistani, che aveva invitato gli sciiti a scendere in piazza, ma pacificamente, dopo la distruzione della cupola di Samarra. I terroristi del tagliagole Al Zarqawi hanno centrato l’obiettivo. Proprio nel momento in cui il numero di attentati suicidi stava diminuendo e i kamikaze di Al Qaida erano sempre più isolati nel magma della guerriglia irachena.
Proprio il Fronte di concordia sunnita propaganda l’idea di un nocciolo di «resistenza onesta», che non avrebbe nulla a che fare con gli stragisti di Al Qaida. L’Esercito islamico, l’Armata di Maometto e le Brigate della rivoluzione del 1920 si sarebbero scontrate con i terroristi di Al Zarqawi in diverse aree infestate dalla guerriglia come Ramadi, Husayba, Yusifiya, Dhuluiya e Karmah.