E ora l’archivio del Vasari viene pignorato dallo Stato

Si è conclusa ieri un’altra tappa della tormentata e contestata questione relativa alla proprietà delle carte di Giorgio Vasari, grande storico dell’arte e architetto rinascimentale.
A fine ottobre era scattato l’allarme culturale per l’ipotesi che questo prezioso archivio potesse essere trasferito all’estero o almeno venduto a stranieri. Una fantomatica società russa, infatti, avrebbe comprato per 150 milioni di euro l’archivio dell’autore delleVite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori italiani. O meglio, questa era la tesi «minacciosa» sostenuta dagli eredi che per quell’archivio, sino a ora conservato nella Casa Vasari di Arezzo, avevano già dato vita a una lunga controversia con la sovrintendenza (il nodo del contendere era un vincolo che impediva agli eredi del Vasari, di allontanarlo dal palazzo di Arezzo). Vincolo che i proprietari contestavano per alcuni vizi di forma. Sull’esistenza reale di questi acquirenti stranieri sono stati però da più parti sollevati forti dubbi. Ora, ulteriore colpo di scena, l’Archivio è stato pignorato da Equitalia, società di riscossione del fisco, per debiti da parte degli eredi del proprietario della collezione nei confronti dell’erario. La sovrintendenza archivistica della Toscana sarebbe stata nominata nel frattempo custode del bene. La situazione - assicura il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi - è seguita con «grande attenzione» visto che la vicenda della presunta vendita dell’Archivio ha risvolti che «non sempre hanno la necessaria trasparenza nei confronti di un patrimonio culturale di indiscusso rilievo, legato da un indissolubile vincolo alla città di Arezzo».
Il ministro Bondi ha confermato, inoltre, che la Procura della Repubblica di Roma e il Comando carabinieri per la tutela del Patrimonio culturale «stanno procedendo nelle proprie indagini, mentre sta per essere conclusa l’ispezione all’archivio per verificare l’aggiornamento e la congruità dell’inventario, lo stato di conservazione dei beni e il rispetto effettivo del vincolo che ne determina l’inamovibilità dal luogo in cui sono attualmente depositate». Soddisfazione è stata espressa anche dagli ambienti della sovrintendenza. «Il pignoramento è un elemento che, in qualche modo, garantisce ancora di più il bene, perché lo sottrae alla volontà dei proprietari». Lo ha detto Diana Toccafondi, sovrintendente archivistico per la Toscana, commentando la notizia. «Custode del bene - spiega Toccafondi - è stato nominato un dipendente del ministero, cioè il custode di Casa Vasari, il luogo in cui è conservato e vincolato l’archivio». «Adesso - ha aggiunto Toccafondi - vediamo quali scenari si aprono in linea di diritto. L’attenzione è massima».