E ora l’asse Iran-Siria spaventa i Paesi arabi

Forse è merito dei vigorosi rapporti economici nel settore petrolifero. Forse rispecchia la convinzione che prima o poi Parigi ritroverà l’antica verve antiamericana. Comunque sia, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad continua a non prendere troppo sul serio il collega francese Nicolas Sarkozy e i suoi ministri. Qualche settimana fa attribuiva all’inesperienza i timori del capo dell’Eliseo, che sottolineava la crescente possibilità di un attacco americano all’Iran. Adesso liquida come baggianate senza peso le dichiarazioni del ministro degli Esteri di Parigi, Bernard Kouchner, sull’inevitabilità di una guerra prossima ventura per fermare l’escalation nucleare della Repubblica islamica.
«Non dobbiamo prendere per buone quelle dichiarazioni, i commenti espressi per la stampa sono sempre diversi dalle posizioni reali», spiega il presidente iraniano rivolgendosi ai giornalisti dopo un discorso al Parlamento. Le certezze di Ahmadinejad corrono su un doppio binario. Da una parte rispecchiano l’ottimismo con cui ha sempre escluso la possibilità di un intervento americano. Dall’altra servono a ribadire i risultati del recente negoziato con il direttore dell’Agenzia atomica internazionale (Aiea), l’egiziano Mohammed El Baradei, durante il quale, a dar retta agli iraniani, ogni dubbio sarebbe stato chiarito chiudendo di fatto la controversia nucleare.
Le certezze del presidente sembrano poco condivise dagli altri esponenti del regime. Per Abdolreza Rahmani, viceresponsabile della sicurezza nazionale, i commenti di Kouchner sono «inaccettabili» e per il presidente della commissione esteri del Parlamento, Alaedin Boroujerdi, la posizione di Parigi «è illogica e dovrà fare i conti con le aspre contromisure di Teheran». I portavoce del ministero degli Esteri condannano invece la tendenza del governo di Sarkozy a condividere la linea statunitense e definiscono le parole di Kouchner «il frutto delle informazioni errate e dei falsi suggerimenti» passati da Washington.
I commenti più duri arrivano dalla stampa. Per l’agenzia ufficiale Irna, Parigi ha deciso di copiare la Casa Bianca e «Sarkozy ha indossato una pelle americana», mentre per il quotidiano Kargozaran «le dichiarazioni del guerrafondaio Kouchner mettono in ombra i negoziati sul nucleare». Persino un foglio riformista come Etemad–e Melli definisce inopportuna la posizione di Parigi e depreca il «nuovo allineamento» anti-iraniano.
Nel resto del Medio Oriente i venti di guerra evocati da Kouchner sembrano già soffiare. La guerra più imminente, a giudicare dai toni dei quotidiani sauditi, pare, anzi, quella tra la potenza sciita e le nazioni sunnite legate a Riad. «L’Arabia Saudita è il cuore pulsante della patria araba», spiega il quotidiano Okaz sparando a zero sull’asse Iran-Siria e sulla sottomissione di Damasco alla volontà di Teheran che fa della Siria «una spina nel fianco della nazione araba». Al Hayat, quotidiano saudita pubblicato a Londra, denuncia invece le «esorbitanti somme di denaro trasferite dall’Iran a Hezbollah per acquistare terre libanesi». Quesi soldi e quelle manovre, scrive il quotidiano, servono a disegnare una nuova dépendance iraniana che dal confine con la Siria abbraccia la valle della Bekaa e l’intero sud.
Il brusco surriscaldamento del clima internazionale innescato dalle dichiarazioni di Kouchner non contribuisce certo a facilitare l’incontro di Mosca, dove il ministro degli Esteri francesi cerca un’intesa con il suo omologo Sergei Lavrov in vista della riunione di venerdì del Consiglio di sicurezza nella quale si discuteranno eventuali nuove sanzioni contro l’Iran. Lavrov non manca di far notare il fastidio russo e sottolinea allarmato i rischi determinati dalla nuova linea francese. Per Mosca sarebbe un grosso errore politico-diplomatico bombardare il Paese degli ayatollah. I toni di Lavrov e la sempre più aperta contrapposizione tra la Russia e l’Occidente rendono assai incerto dunque il voto di nuove sanzioni da parte del Consiglio di sicurezza. E anche l’ipotesi, avanzata da Kouchner, di sanzioni europee non sembra decollare. Il responsabile per la Politica estera della Ue, Javier Solana, ha sottolineato ieri che l’ipotesi «non è stata presentata in modo formale, non posso - ha precisato - rispondere a un’ipotesi non ancora sul tavolo».