E ora l’Atac corre ai ripari invitando i suoi dipendenti a denunciare le «talpe»

In un ordine di servizio la spa capitolina garantisce l’anonimato a quanti segnaleranno all’organo di vigilanza violazioni al codice etico

Dall’amianto nei depositi agli schianti in metropolitana, i panni sporchi si vorrebbero lavare in famiglia, a casa Atac. Ma invece, spesso e volentieri, piccole e grandi magagne della spa capitolina del trasporto pubblico diventano di dominio pubblico grazie alle «spifferate» spesso anonime di dipendenti della società, che denunciano a giornali e mezzi di comunicazione quello che non funziona nell’Atac. Celebri, appunto, le rivelazioni dei macchinisti sulla scarsa sicurezza del sistema di trasporto sotterraneo seguite all’incidente tra treni alla stazione di piazza Vittorio. Così ora la spa comunale cerca di correre ai ripari con un documento che - occhio per occhio? - invita alla delazione i propri dipendenti. Si tratta dell’ordine di servizio numero 98 dello scorso 21 novembre, che ha per oggetto l’«organismo di vigilanza». «Con riferimento al Codice Etico e al Modello di organizzazione e gestione approvati dal Cda il 26/9/2005 - si legge nella circolare - si comunica che l’organismo di vigilanza istituito presso Atac spa può essere contattato per eventuali segnalazioni di comportamenti e attività non conformi o contrari a quanto previsto dalla Corporate governance adottata dall’azienda». Quali sono questi comportamenti non conformi? Lo spiega proprio il Codice Etico. «L’informazione verso l’esterno - si legge al paragrafo 5.7 - dev’essere veritiera e trasparente. La Società deve presentarsi in modo accurato e omogeneo nella comunicazione con i mass media. I rapporti con i mass media sono riservati esclusivamente alle funzioni e alle responsabilità aziendali a ciò delegate, di norma al Presidente ed ai suoi uffici». Abbastanza chiaro? Nel dubbio, il Codice Etico precisa che «i “Destinatari” (del codice, ndr) non possono fornire informazioni ai rappresentanti dei mass media, né impegnarsi a fornirle senza l’autorizzazione delle funzioni competenti». Naturalmente, anche i manager hanno i loro obblighi, e devono mantenere «piena riservatezza interna ed esterna sugli atti assunti e in generale sulla documentazione societaria di cui siano per qualsiasi ragione venuti a conoscenza, mantenendo altresì il riserbo anche sugli atti rispetto ai quali siano eventualmente dissenzienti». E per far emergere i colpevoli, l’ordine di servizio indica una via: «Si precisa che le eventuali segnalazioni che dovessero pervenire all’organismo di vigilanza hanno carattere di stretta riservatezza e sono quindi vincolate all’assoluta garanzia dell’anonimato». Precisazione superflua. Proprio il Codice Etico, a pagina 7, chiarisce che le segnalazioni «devono essere trattate garantendo, in ogni caso, l’anonimato del segnalante». Insomma, il silenzio è d’oro. Ma la delazione anche.\