E ora l’Ue chiede il deferimento di Teheran all’Onu

Ma non sarà facile portare la questione al Consiglio di sicurezza: si oppone un fronte composto da Russia, Cina, India e Brasile

Gian Micalessin

Gli Stati Uniti hanno fretta. L'Unione Europea si allinea e lavora alla mozione per il deferimento dell’Iran al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Russia, Cina, India e Brasile lavorano per metterle i bastoni tra le ruote. Teheran se ne resta comodamente a guardare. All'Agenzia internazionale per l'energia atomica di Vienna s'è aperta ieri la complessa partita sul contenzioso nucleare iraniano. Washington e l'Unione Europea chiedono l'immediato deferimento dell'Iran, sospettato di lavorare a progetti nucleari dalle finalità oscure, al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Per garantirsi una vittoria autorevole, Washington e Bruxelles devono, per una regola non scritta, guadagnarsi il favore di tutti i 35 membri dell'esecutivo o almeno di una larga parte. A queste condizioni la missione rischia di rivelarsi impossibile. L'Iran può, oggi, contare sul sostegno di Russia, Cina, India e Brasile. Sulla stessa linea naviga una pletora di Stati ufficialmente «non allineati», ma ben felici di intrupparsi dietro al presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, portabandiera della lotta all' «apartheid nucleare imposto dagli Stati Uniti».
«Ritardare il deferimento al Consiglio di sicurezza non ha senso - spiega un diplomatico europeo - ma convincere la Russia non sarà facile». A farlo capire contribuisce lo stesso Vladimir Putin. In un'intervista a una Tv americana il presidente russo condanna il deferimento di Teheran all'Onu, definisce le possibili sanzioni foriere d'altri problemi e suggerisce di proseguire l'attuale trattativa. Le sanzioni in verità non sono neppure all'orizzonte. L'Ue non chiede, per ora, al Consiglio di sicurezza di sanzionare Teheran, ma di spingerlo a riprendere la trattativa. Ma a Vienna anche Mohammed el Baradei, il capo egiziano dell'Iaea, è convinto di non aver bisogno dei richiami del Consiglio di sicurezza. Dietro al «capo» fanno lobby Cina, India e Brasile, mentre tra i 14 «non allineati» solo Perù e Singapore stanno con Washington e Bruxelles. Far strada alla mozione europea non sarà dunque facile e di certo non si arriverà al voto prima del fine settimana. Gli iraniani dunque possono ancora dormire sonni tranquilli. «Continueremo a seguire la legittimità internazionale - ha detto ieri da Teheran il capo del Consiglio di sicurezza nazionale - ma anche a rifiutare qualsiasi pressione».