E ora Napolitano attacca su Battisti: anche noi italiani siamo colpevoli

Il presidente della Repubblica interviene sul caso Battisti e punta il dito contro la politica: "Vicende tristi dei giorni scorsi ci inducono a pensare che non siamo riusciti a far comprendere anche a paesi amici vicini e lontani cosa abbia significato per noi quella vicenda del terrorismo"

Ravenna - Il no di Lula all'estradizione di Cesare Battisti, l'ex terrorista dei Pac condannato per 4 omicidi, è anche colpa dell'Italia. Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel corso di un'iniziativa a Ravenna. L'inquilino del Colle punta il dito contro la politica, ma anche contro quegli ambienti culturali che hanno anche solo velatamente appoggiato la latitanza e le istanze dell'ex terrorista rosso. "E' mancato qualcosa alla nostra cultura e alla nostra politica per trasmettere, e far capire davvero, anche a paesi amici vicini e lontani, cosa abbia significato per noi quella vicenda del terrorismo e quale forza straordinaria sia servita per batterlo. Forse è mancato qualcosa nella nostra cultura e nella politica, qualcosa in grado di trasmettere alle nuove generazioni cosa accadde davvero in quegli anni tormentosi", ha dichiarato il presidente. "Non siamo riusciti a farci capire", una punzecchiatura che, dopo la stoccata di ieri alla Lega sulle celebrazioni del 150esimo, sembrava in un primo momento diretta al governo, ma che è stata poi stemperata dalle ulteriori dichiarazioni di Napolitano. In parte la critica si rivolge anche gli ambienti dell'estrema sinistra e a tutto quel filone di pensiero che si è sempre dimostrato tollerante nei confronti del terrorismo degli anni Settanta. Anche il riferimento "agli amici vicini e lontani che non ci hanno capito", sembra un'allusione non troppo nascosta al ruolo del Brasile, certo, ma anche a quello della Francia.

Il presidente ha poi lanciato un appello, affinchè non si perda la memoria della lotta al nazifascismo e al terrorismo: "Questo rischio esiste ed è grave", ha detto. "Davvero corriamo il rischio -domanda il Capo dello Stato -, che si disperdano la memoria e la consapevolezza di due esperienze: della Resistenza e della difesa della Repubblica dal terrorismo? A questa domanda, purtroppo, dovrei rispondere sì. Questo rischio esiste ed è grave". Va dunque "fatto di tutto per scongiurare" questo pericolo.