E ora il popolo di Seattle svela i segreti di Amanda

C'è una Seattle spaccata in due. È quella degli amici di Amanda Knox, pronti a difenderla contro tutto e tutti, quella dei vicini di casa della mamma Edda Melles, che qualche dubbio cominciano a tirarlo fuori. E c'è la Seattle in cui rimbalza, come in uno specchio, la stessa immagine percepita a Perugia. Amanda la ragazza «pronta ad intrecciare facilmente relazioni con l'altro sesso». Quindi una donna non ancora matura, ma con le idee chiare sulle sue relazioni sentimentali. «Ha sofferto molto dopo il divorzio», «non ha retto ai pettegolezzi del quartiere dopo il matrimonio della madre con un uomo che poteva essere suo fratello», «si è sempre trovata meglio con i maschi che con le ragazze». Ecco cosa si dice da queste parti. È il racconto degli amici, dei vicini di casa, di ex ragazzi, scaricati dopo una notte d’amore.
Man mano che si scava nella sua vita si scoprono non solo rose e fiori. Ma anche parecchie spine. Addirittura, come scrive il Daily Mail, riportando le dichiarazioni di alcuni vicini di casa della mamma Edda Mellas, su Amanda avrebbe lasciato cicatrici dolorose il divorzio dei genitori avvenuto quando lei aveva appena quattro anni. Ancora più insostenibile, cinque anni fa, sarebbe stato il secondo matrimonio della madre trentanovenne con un uomo di 27. Amanda era nel mezzo della sua adolescenza, un'età critica per chiunque. Un momento della propria vita in cui i rapporti con l'altro sesso si reggono su sottili linee di equilibrio e non conoscono compromessi. «Evento - dice chi conosce le due donne - che avrebbe addirittura scatenato una competizione in famiglia». «La prima relazione stabile - riporta sempre il quotidiano britannico - è arrivata con il batterista di una band locale: Andrew Seliber, anch'egli studente, probabilmente uno di quelli ritratti nel video messo da Amanda su Youtube». Infine, come raccontano le sue compagne di corso all'Università di Perugia, l'ostentazione nel dimostrare di riuscire ad avere qualsiasi uomo le piacesse. «Si vantava di questo primato e di aver fatto sesso anche con un certo Federico in treno».
Dove finisce la ricostruzione della personalità di una ragazza con una vita non facile, inizia la difesa degli amici americani. C'è chi la difende a spada tratta, chi invece non giustifica il suo comportamento. Oggi la Seattle Komo tv darà voce nel «Northwest Afternoon» (un «Verissimo» di Seattle) ai compagni della «University of Washington», a cui la Knox è iscritta. Il giornale dell'ateneo, The Daily, non tralascia nessun aggiornamento e informa quotidianamente gli «UW students» sugli sviluppi dell'indagine. L'edizione on-line è diventata il registro dei commenti lasciati da innocentisti e colpevolisti. «Amanda la conosco bene, non potrebbe mai fare una cosa del genere» scrive Jeff. «Non penso che sia un angelo - replica Sean - e credo che la polizia italiana non metta in galera qualcuno se non ci sono prove. Vi ricordate la storia di OJ Simpson?». Poi il gruppo di amici si trasferisce in rete e in una sorta di catena annuncia l'ammutinamento contro MySpace. «Cancellate o rendete privati i vostri siti» dice a tutti indignato Jeff Tripoli, che, imbarazzato davanti ad una cronista della Cbs, fa la sua arringa difensiva a sostegno della sua compagna, di fronte agli schermi di mezzo mondo. «Amanda potrebbe essere stata influenzata da qualcuno?» domanda la giornalista. «Un ambiente exotic, nuove esperienze influenzano chiunque, ma non al punto di uccidere» risponde il giovane con la maglietta a righe e gli occhi neri. «Non è invece strano il racconto dello stupro scritto un anno fa?». «È solo una storia. Non l'ho mai vista ubriaca o drogata».
Dalla sua cella nel carcere di Perugia Amanda affida alla mamma il messaggio da dare a chi è rimasto dall'altra parte dell'oceano. «Mia figlia è passata dalla tragedia della morte dell'amica a quella della prigione». Amanda Knox, FoxyKnoxy, la prima della classe, la scrittrice, la bambina incompresa, la femme fatale, la testimone o la protagonista che cambia versione e scrive le sue memorie. Chi ha ragione: chi la difende o chi l'accusa?