E ora la Procura indaga sulle «finte» cessioni azionarie

I magistrati parlano di «strategia per fornire al mercato e alla Consob false informazioni»

Gianluigi Nuzzi

da Milano

Operazioni di portage con cessioni fittizie delle minoranze della Banca popolare italiana, precedenti acquisizioni e scalate. Lo spettro degli inquirenti si amplia alle ultime cessione compiute dalla banca di Giampiero Fiorani che avrebbe ceduto le minorities, con comunicato del 1 luglio, coprendo cessioni «artificiose». È questa la nuova accusa della procura di Milano, che nel provvedimento di sequestro delle azioni Antonveneta in carico ai concertisti, dà un giudizio netto: «la strategia è stata quella di eludere le autorizzazioni di Banca d’Italia e fornire alla Consob e al mercato false informazioni: quando Bpl veniva autorizzata ad incrementare la propria partecipazione al 14,9% ed al 29,9% già disponeva, direttamente o indirettamente di percentuali più elevate».
Nella valutazione del comportamento delle persone sotto indagine «non può essere sottaciuta la circostanza che alcune specifiche operazioni - scrivono i Pm Eugenio Fusco e Giulia Perrotti - possano rilevare una natura affatto diversa rispetto a quella dichiarata: le pesanti commissioni pagate per l’acquisto dei call agreement, per esempio, fanno pensare ad un portage nella cessione delle minorities.
Si tenga conto che per stessa ammissione di Bpl le azioni sono state cedute al prezzo di carico, che è inferiore al prezzo effettivo». E poi un’anticipazione sulle prossime mosse degli inquirenti: «Parrebbe, poi che la scalata da parte di Bpl ad Antonveneta sia stata effettuata con meccanismi e procedure ben collaudati, come riferisce un ex dirigente di Bpl Suisse, le cui dichiarazioni al vaglio degli inquirenti trovano comunque un riscontro nelle acquisizioni documentali e nel quadro di gravi irregolarità nella gestione della contabilità della banca».
Scontro in Bankitalia. Un passo indietro all’8 luglio quando viene protocollata la conclusione negativa dell’istruttoria relativa alla richiesta di autorizzazione per l’acquisizione del controllo di Antonveneta da Lodi. La decisione provoca la reazioni dei piani alti della banca centrale. Alle 8.59 infatti Francesco Frasca, responsabile vigilanza chiama Gianni Castaldi, funzionario dell’area sorveglianza, al quale chiede se «puoi vedere questa questione della Popolare di Lodi» ma Castaldi non ci sta: «Senti Francesco eh...dopo che abbiamo parlato con te il documento è stato firmato ed è definitivo, non ti è stato consegnato solo perchè la segretaria era andata via. Ce l’ha la Claudia in cassaforte...Quello è un documento che va in mano ai magistrati...ognuno si firma quello che si sente di sottoscrivere».
Ricucci scettico. Anche i rapporti tra i «concertisti» sembrano incrinarsi. A recitare il mea culpa è di sicuro Stefano Ricucci: «Nel corso di diverse recentissime telefonate - si legge nel provvedimento di sequestro - dice che sarebbe stato molto meglio ammettere sin da subito l’esistenza del concerto. La lista a parte non sarebbe stata a suo giudizio una buona trovata. Egli era contrario: “La cosa de, a lista, famo la lista propria, famo tutte ste c., che tanto non serve a un c. tutta sta roba a niente, non serve a niente a che serve... le liste proprie... quelle... stamo a fa i furbetti del quartierino”».
Earchimede e conference call. Tra le carte degli inquirente ci sono anche i brogliacci di una conference call tenuta il pomeriggio del 15 luglio tra Ricucci, Ettore Lonati, Moreschi, Chicco Gnutti nella quale si parla sia della scalata a Bnl sia di quella ad Antonveneta. Gnutti dice che a lui sarebbe stato proposto di entrare al 4.99 per cento in Bnl in un patto i cui patner sarebbero «Deutsche bank, Popolare di Lodi - si legge nel documento dei Pm - Popolare dell’Emilia, Credit Suisse, Dresner e altri cooperative». Infine, sulle cessioni delle minorities gli inquirenti individuano in alcune società di Gnutti, come Earchimede SpA, la controparte di Bpl in «operazioni del tutto artificiose, costruite personalmente dai due (Fiorani e Gnutti, ndr), con la struttura direttamente riconducibile a Gianfranco Boni».
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