«E ora il sindaco prenda posizione»

È il candidato unico della Cdl alle prossime Amministrative, Gianni Alemanno, il primo a chiedere al sindaco Veltroni di «prendere posizione in merito alla vicenda giudiziaria che vede coinvolto D’Erme». In attesa di un cenno dai piani alti del Comune è anche il capogruppo regionale e deputato di An Fabio Rampelli: «Staremo a vedere se i vertici del Campidoglio avranno il coraggio di prendere pubblicamente le distanze a meno di tre settimane dal voto. Era ora che qualcuno si rendesse concretamente conto che c’è un’organizzazione che a Roma fa il bello e il cattivo tempo con le occupazioni abusive e che detta legge alle amministrazioni pubbliche che sostiene elettoralmente». Anche Sergio Marchi, capogruppo di An in Campidoglio, attende una condanna del sindaco: «Ci aspettiamo che Veltroni non disapprovi solo a parole le forme di illegalità ma prenda effettivamente le distanze da chi le usa». «La decisione dei magistrati - sostengono il consigliere comunale Marco Marsilio, di An, e Federico Mollicone, capogruppo di An al I municipio - dimostra che la denuncia di Alleanza Nazionale sul racket delle occupazioni non era solo propaganda. Ora il prefetto non può più far finta di niente, deve disporre lo sgombero immediato della Angelo Mei e delle altre occupazioni analoghe». Anche Il capogruppo dell’Udc al Comune, Gianfranco Bafundi, attacca: «D’Erme fa parte della maggioranza che per cinque anni ha sostenuto Veltroni e lo sosterrà alle prossime Amministrative nella lista Arcobaleno. Ergo, Veltroni continua ad avere al suo fianco personaggi che hanno agito contro la legge». Giancarlo Miele, coordinatore regionale di Forza Italia Giovani del Lazio, stigmatizza il «silenzio assordante del sindaco e della maggioranza capitolina. Un silenzio che accompagna ogni atto contro la legge che viene posto in essere dai soliti noti di Action e dei centri sociali».
Dal Comitato elettorale di Veltroni arriva una replica ad Alemanno: «La sua richiesta è davvero singolare visto che, come è noto, il sindaco più volte ed inequivocabilmente si è espresso per il rifiuto di ogni intolleranza». Il coordinatore della Margherita osserva invece che «il garantismo non può essere a senso unico».