E ora la Sinistra Arcobaleno dichiara guerra ai compagni

Cancellati dal Parlamento. Altro che Arcobaleno, per la sinistra è un uragano. In Liguria come in tutta Italia. Giacomo Conti, segretario regionale di Rifondazione, annuncia di dimettersi già oggi e «invita tutti gli altri a farlo». Cristina Morelli, candidata capolista al Senato, è infuriata quanto lucida.
Partiamo dalla fine? La vostra?
«Parlo per quanto mi riguarda a livello regionale. Tutt’altro che finita l’esperienza, è il momento di ricominciare un percorso vero di sinistra che avevamo iniziato quando c’è stata la campagna elettorale. Dobbiamo essere più uniti che mai».
Perché mai, visto il risultato?
«Perché ancora di più oggi c’è bisogno di una sinistra vera».
Il Pd...
«Il Pd ha giocato sporco e con arroganza ha spinto sul voto utile. Che unito all’astensionismo ha determinato questo risultato».
Cosa l’ha fatta più indignare?
«L’appello, il giorno prima del voto, di Burlando, Vincenzi e Repetto. È stato l’esempio della loro arroganza e non può essere ignorato, perché se loro governano ancora è grazie a noi».
Gliela farete pagare? Par di capire che le riunioni di maggioranza che dicevano di voler far sparire ci saranno ancora?
«Ce ne saranno più di prima. In questi due mesi ho avuto modo di incontrare molti lavoratori che prima non conoscevo bene per mio limite. Penso ai lavoratori della Brignole, della Culmv. Ci hanno spinto a essere più intransigenti di prima con questa giunta Burlando della quale sono molto scontenti. Perché non ha fatto quello che la gente si aspettava».
Lo sa che sono le parole con cui Bertinotti ha iniziato ad affondare Prodi?
«Sì, lo so».
Stessa fine per la Regione?
«Questa maggioranza continua a mantenersi arrogante, continua a ripetere che i più bravi sono loro. Invece di pensare che fosse più importante governare il Paese».
Possibile che non c’entrino le liti anche interne alla Sinistra Arcobaleno? Lo sciopero della fame di Giacomo Conti?
«Anche se i risultati poi ci dicono il contrario, ho visto molto impegno nei nostri militanti, nel nostro popolo. Piuttosto la latitanza di certi dirigenti, anche nazionali, è assolutamente ingiustificabile. E non devono venirmi a dire “Hai visto che avevamo ragione?”. Perché i conti si fanno dopo, questa sconfitta, che certo è mia personale ma è soprattutto dell’intera Sinistra Arcobaleno, non merita attenuanti».
La formazione più tradizionalmente pacifista è già in guerra. E i suoi strateghi sanno già di avere il nemico in pugno. Post scriptum: l’unica cosa che è cambiata è proprio il «nemico». Non sembra più essere Berlusconi. Almeno, non solo.