E ora la sinistra tenta di rianimare i Dico

L’ala radicale alza la voce e accusa i Ds assenti nella battaglia sulla laicità. Rutelli: «Serve più chiarezza»

da Roma

Il Family day segna davvero il day after per la maggioranza di centrosinistra che adesso raccoglie i cocci e cerca di ritrovare la bussola. E di fronte alla richiesta della piazza cattolica che chiede sostegno per la famiglia la sinistra radicale alza la voce: i Dico vanno approvati subito. Per ribadirlo questa volta torneranno a manifestare le coppie omosessuali con un Gay Pride a Roma il 16 giugno prossimo.
Sotto un tiro incrociato i ds, bersagliati dalle critiche dalla piazza cattolica di San Giovanni ma pure da quella del Coraggio laico riunita a piazza Navona. Radicali e socialisti li accusano di scarso coraggio per averli lasciati soli a difendere la laicità dello Stato. Pure la Margherita di Francesco Rutelli deve fare i conti con la realtà di due ministri, entrambi dl, schierati su fronti opposti. Pro Dico quello della Famiglia, Rosy Bindi che li ha firmati. Anti-Dico quello della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, in piazza con le associazioni cattoliche.
E proprio il ddl per il riconoscimento delle convivenze, ancora in fase di discussione generale a Palazzo Madama, si è confermato la bomba in grado di far esplodere i fragili equilibri dell’Unione. La Bindi critica il portavoce del Family day, Savino Pezzotta. «Confesso che mi ha profondamente deluso, anche sul piano personale», dice assicurando però che le richieste della piazza verranno ascoltate. Il ministro ribadisce pure che i Dico da lei firmati non sono contro la famiglia. Ma il premier Romano Prodi è intrappolato in un vicolo cieco: se il parlamento li approverà perderà gli alleati cattolici sostenuti dal milione di persone sceso in piazza. Ma se non li approverà sarà scontro con una bella fetta della sinistra. E infatti i leader dei due partiti, che in teoria si dovrebbero fondere per far nascere il Partito democratico, tentano di ricucire lo strappo. Il segretario della Quercia, Piero Fassino, tenta un colpo al cerchio e uno alla botte. Dal Family day dice Fassino è venuta «una domanda di sostegno alla famiglia, un tema non ideologico, ma politico» mentre dal Coraggio laico «è venuta la domanda altrettanto importante di laicità». Rutelli chiede di dare «priorità alle politiche della famiglia» ma dice che «allo stesso tempo è giusto approvare una normativa sui diritti e i doveri dei conviventi, coerente con il programma dell’Unione».
Intanto però nella maggioranza si azzannano. Il più duro con la piazza di San Giovanni è ancora una volta il ds Franco Grillini: «La manifestazione del Family day ha sancito la convergenza totale tra la gerarchia ecclesiastica e i partiti di estrema destra. In piazza c’erano pure i nazisti e ci sarebbe piaciuto che qualcuno prendesse le distanze», dice Grillini, deputato Ds e presidente onorario dell’Arcigay. Il capogruppo di Rifondazione al Senato, Giovanni Russo Spena, difende i diritti degli omosessuali e chiede l’approvazione dei Dico. «Il gay pride sarà una manifestazione in favore dei diritti e della civiltà. Non sarà contro la famiglia così come non sono contro la famiglia, nonostante le bugie propagandistiche dette in questi mesi, i Dico. È fondamentale che i Dico vengano approvati dal parlamento in un clima di civile dibattito».
Ma dal centrodestra arriva l’ammonimento del leader Silvio Berlusconi: «C’è un attacco alla Chiesa cattolica e alla famiglia - accusa -. Non accettiamo da laici che vengano fuori dei protagonisti da sinistra che vogliono diminuire la libertà della Chiesa e dei vescovi. Vorrebbero che la Chiesa parlasse solo negli edifici di culto come la Chiesa del silenzio nell’Urss».