E ora la sinistra vuole Spaccino testimonial

Roberto Spaccino arrestato per l’omicidio di sua moglie incinta: ecco qui la prova regina per dimostrare che la famiglia tradizionale è tutt’altro che un’istituzione naturale, e che è piuttosto un inferno, un’opprimente gabbia clerico-fascista, una polveriera sempre a rischio esplosione. «Visto? In famiglia ci si ammazza», hanno scritto ieri i nostri intellettuali engagé. Quando si dice la superiorità culturale.
Cominciamo dal manifesto. Volano alto, quelli del «quotidiano comunista». Non sono mica grossolani come quei poveretti che sono andati in piazza San Giovanni con i pullman parrocchiali. Scrivono, nel loro editoriale intitolato «Tutto in famiglia»: «Molte sono le amene località italiane che vorrebbero ospitare il prossimo Family Day. Forte - sull’onda dell’emozione - la candidatura del ridente borgo di Marsciano (Umbria): moglie incinta ammazzata di botte, fermato il marito». Però, che battutona. Sull’onda di un’irresistibile vis comica, l’editorialista così prosegue: «Anche Belluno ha le carte in regola per ospitare la sagra della famiglia tradizionale: moglie strangolata dal marito. (...) Quanto all’emergenza criminalità e alla voglia di sicurezza, la destra che ha trionfato al Nord al grido di “tolleranza zero” dovrebbe valutare alcune opzioni operative, come ad esempio le telecamere nelle sale da pranzo e le ronde notturne nelle camere da letto».
I soliti estremisti del manifesto? Ma no. Ci sono pure i moderati del centrosinistra, a volare alto. Su Europa, che è il quotidiano della Margherita, cioè di quelli che dovrebbero essere i cattolici del futuro Partito democratico, sempre ieri in prima pagina c’era un «Robin» (cioè un corsivetto graffiante, l’equivalente di quello che fu il «Controcorrente» di Montanelli: e Iddio salvi i fuoriclasse dai loro imitatori) intitolato «Family». Poche righe, in perfetta sintonia con i compagni del manifesto: «Sarà anche la storia umbra una conseguenza della crisi dei valori. O una tragedia estemporanea. Ma a noi poveri di spirito pare che, oltre a difendere la famiglia, qui tocchi spesso difendersi “dalla” famiglia».
La morale di questi, così come di altri interventi letti o sentiti in queste ore, è chiara. La famiglia tradizionale costringe a una convivenza forzata e a tempo indeterminato, i capifamiglia «tendono a usare moglie e figli come oggetti di loro proprietà» (l’ha detto una sociologa alla radio) e non parliamo delle donne, quante violenze, quante vessazioni. Meglio non avere legami, in fondo il futuro è quel «poliamore» teorizzato dal sociologo parigino Jacques Attali: «Una pluralità di rapporti sentimentali e sessuali» dove ciascuno ha un numero illimitato di partner e di figli (d’altra parte gli animali già lo fanno, no?).
È perfino imbarazzante replicare ad argomentazioni come quelle usate ieri dal manifesto e da Europa. Seguendo la loro stessa logica si potrebbe dire che, siccome ci sono extracomunitari che delinquono, bisogna chiudere le porte all’immigrazione. O magari che, siccome ci sono state le Brigate rosse, tutti i comunisti sono assassini. D’altra parte l’editorialista del manifesto non si è neppure accorto di avere infilato, nel suo articolo, un paio di palloni nella propria porta. Infatti ha ironicamente proposto come testimonial del Family Day anche «quel tizio che tra l’Aquila e Rieti... ha ammazzato a fucilate la convivente e la figliastra», e quell’altro tipo di Gorgonzola che ha ucciso la fidanzata sorpresa con l’amante. Episodi che semmai - se si applicasse lo stesso metro di giudizio applicato dal manifesto al caso di Marsciano - sarebbero la prova del fallimento non della famiglia tradizionale, ma delle convivenze, delle «famiglie allargate» e delle scappatelle, cioè di quella libertà a sinistra tanto rivendicata.
La verità, fin troppo elementare da comprendere, è che con una logica del genere ci si copre soltanto di ridicolo. Sarebbe come sostenere che l’automobile è un mezzo da sopprimere perché ci sono gli incidenti stradali.
«C’è famiglia e famiglia», ha scritto con più saggezza Gabriele Romagnoli su Repubblica. Puro buon senso. Eppure la questione non è solo che ci sono famiglie che funzionano e famiglie che non funzionano, e che è in queste ultime che le cose vanno a finire male. C’è anche altro da dire, c’è da dire che la famiglia oggi è davvero in crisi, ma non perché ogni tanto ci scappa il morto. È in crisi perché si sfascia con una facilità e una frequenza senza precedenti. E forse questo dipende anche dal fatto che oggi non abbiamo più voglia di far fatica, di rinunciare a qualcosa di sé per convivere con un altro, di impegnarci per la vita e non solo per il tempo del bengodi. Non la butto in politica, è un fenomeno trasversale che ci riguarda tutti. Però questa cultura del ciascuno faccia ciò che vuole, dell’autogiustificarci anche quando sballottiamo i figli di qua e di là, voi l’avete teorizzata, cari intellettuali che volete Spaccino testimonial dell’anti-Family Day.
Michele Brambilla