E ora s'inventanopure l'eurosciopero

L’unico percorso dell’Europa unita è un corteo. L’occupazione? Si aiuta solo quella della piazza

L’Europa non c’è ancora, in compenso c’è lo sciopero europeo. La Confederazione dei sindacati dell’Ue (84 organizzazioni) ha deciso infatti di proclamare un’astensione generale dal lavoro per il prossimo 29 febbraio. Saranno coinvolti tutti i Paesi del continente che così finalmente troveranno una linea comune. Sull’economia? Macché. Sull’euro? Ma va. Sui bond? Sull’immigrazione? Sulle politiche sociali? Sulla politica estera? Ma per carità. Gli Stati Ue, a questo punto, sembrano condividere un solo percorso: quello del corteo sindacale. Da Schumann alla Camusso, da Spinelli a Angeletti passando per la Confederation general du travail e alla Union general de trabajadores: anche il sogno europeo ha deciso di incrociare le braccia.
Non sappiamo nulla del futuro della moneta, non sappiamo nulla sul futuro del fondo salva-Stati. A questo punto l’unico euro su cui abbiamo una qualche certezza è quello che verrà trattenuto dalle buste paga dei lavoratori il prossimo 29 febbraio. I Capi di Stato non riescono a trovare l’accordo su nulla, i capi di sindacato ci hanno messo un attimo a trovare l’accordo sullo sciopero. Davvero singolare, no? Merkel, Monti e Sarkozy, che sono in tre, faticano a parlare la stessa lingua, questi che sono in 84 hanno subito declinato all’unisono la medesima parola: grève, sciopero, lakko, strike, strejke, streikuoti, huelga, verkfall... Lotta dura, e senza un’unione di paura.
E pensare che a leggere l’elenco delle 84 sigle che compongono la Ces (un nome, un programma) c’è da rimanere basiti: si va dalla Podkrepa della Bulgaria all’Ictu irlandese, dal Lo-Dk danese al Talo estone, passando per le 6 associazioni dell’Ungheria, le nostre Cgil, Cisl e Uil, poi la Cdsl di San Marino, l’immancabile Solidarnosc in Polonia, l’impronunciabile Zsss della Slovenia, e persino la Turk-Is e la Kesk della Turchia o l’Nhs della Croazia. Evidentemente turchi e croati hanno già trovato il via libera per entrare a fare parte dell’Unione, almeno dal punto di vista sindacale. Potere operaio a Bruxelles.
Lo sciopero è stato indetto per protestare contro «l’austerità come sola risposta alla crisi» e sarà proclamato alla vigilia del vertice europeo che dovrebbe consacrare una nuova stretta sui bilanci dei membri dell’Ue. Il fatto che la giornata scelta sia il 29 febbraio lascia un filo di speranza: nel nuovo mondo dell’Europa sindacalmente unita gli scioperi si effettueranno solo negli anni bisestili? Non sarebbe male, in effetti. Magari avvertite anche gli autotrasportatori, che così sapranno regolarsi...
Nel frattempo, ecco, ci piacerebbe vedere altrettanta unità europea anche al di fuori dai sit in bertinottianamente eccitati. Per esempio: ci piacerebbe vedere un’Unione che si muove come un sol uomo per risolvere la crisi, per aiutare i Paesi in difficoltà, per rimuovere gli ostacoli allo sviluppo, per rispondere alle incertezze finanziarie. Ci piacerebbe un’Europa che fosse unita davvero, e non solo per andare in corteo, pronta a varare strategie comuni, a dare dimostrazione di compattezza non solo quando c’è da protestare. Un’Europa capace di abbattere vecchie barriere, anziché di alzare nuove barricate. Capace, di aiutare sul serio l’occupazione. E non solo, come il 29 febbraio, l’occupazione delle piazze.