E ora vogliono sfrattare Michelangelo

Il David di Michelangelo, vera icona della città di Firenze, potrebbe «cambiare casa». E l’ipotesi spacca in due la città del Giglio. L’idea di trasferire il capolavoro dalla Galleria dell’Accademia, in pieno centro storico, a pochi passi dal Duomo, al periferico Parco della Musica della stazione Leopolda, dove entro il 2011 sorgerà il nuovo teatro del Maggio fiorentino, è dell’assessore alla cultura della Regione Toscana Paolo Cocchi il quale, a mezzo letterina, l’ha illustrata al sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, e al ministro dei Beni Culturali, Francesco Rutelli.
La proposta di Cocchi avrebbe come ratio fondante la necessità di decongestionare il centro dai flussi turistici che mettono a dura prova una città bellissima ma di impianto medievale, e vorrebbe sfruttare lo spostamento del David in una zona da valorizzare per «impreziosire l’offerta culturale» in quell’area della città. Idee chimeriche di sfrattare (a fin di bene) il David, che ha trovato rifugio alla Galleria dell’Accademia dal 1873 dopo essere stato collocato per più di tre secoli davanti all’ingresso principale di Palazzo Vecchio (posizione prestigiosa ma esposta alle intemperie), non è nuova. Già nel 2000 il predecessore di Cocchi, l’assessore Mariella Zoppi, suggerì di trasferirlo al Forte Belvedere sostenendo che «la collocazione ottocentesca del David doveva essere provvisoria». Al di là della dimostrazione che il provvisorio in Italia ha spesso la caratteristica del perpetuo, il David e i turisti sembravano apprezzare abbastanza la collocazione. Ogni anno, in media, un milione e 300mila visitatori si mettono in fila per ammirarlo, pazientando a lungo su un marciapiede di meno di 50 centimetri. Nel 2007 il museo statale che ha registrato il miglior incremento di visitatori è stata proprio l’Accademia, con un + 4,02 per cento.
Non stupisce allora che Franca Falletti, direttrice della Galleria dell’Accademia dove è custodita tanta meraviglia, non abbia reagito bene a un’idea di cui nessuno l’aveva, tra l’altro avvisata: «Dal punto di vista storico, culturale e conservativo è una proposta che trova la mia contrarietà». La sua non è però una posizione isolata dettata dalla difesa della propria istituzione. Le fa infatti eco la professoressa Cristina Acidini Luchinat, soprintendente del Polo museale fiorentino, raggiunta dalla notizia mentre si trovava in Danimarca, la quale ha dichiarato: «Sono molto sorpresa da questa richiesta di trasferimento perché non ho ricevuto nessun avviso al riguardo; non c’è stata nessuna intesa preliminare». Comunque, visto che la richiesta è stata spedita a Roma, osserva la Acidini, «sarà il ministro Rutelli a rispondere... Io mi limito a dire, per ora, che l’ipotesi non è sostenibile sul piano culturale».
Senza contare che da più parti si sono espresse preoccupazioni anche per i rischi di danni strutturali al monumento, al momento non valutabili. Spostare il David, per Cocchi però non è una provocazione, ma «una nuova opportunità per Firenze, per migliorare l’offerta turistica. Metto a disposizione i fondi per studiare i flussi turistici».
Tant’è che la proposta farà il suo iter e sarà discussa in una riunione tra la Giunta di Palazzo Vecchio e quella Regionale che dovrebbe tenersi dopo il 17 febbraio (la data non è stata ancora fissata). Intanto l’idea di Cocchi viene valutata attentamente nei recessi di Palazzo Vecchio. L’assessore comunale alla cultura, Giovanni Gozzini, mette le mani avanti e invita a non farsi «atterrire pregiudizialmente dalla proposta». Più prudente appare però il ministero dei Beni Culturali per bocca del sottosegretario Andrea Marcucci. «Prima di entrare nel merito di questa proposta - scrive - sottolineo che il ministero dei Beni e delle attività culturali deve far valere in primo luogo le ragioni della tutela e della sicurezza dell’opera d’arte». E intanto, mentre il David aspetta di sapere se finirà in una periferia (di lusso?), l’opposizione cittadina si mobilita.