E in via Ortles il dormitorio diventa casa d’accoglienza

Un tempo era un dormitorio, adesso è una Casa d’accoglienza. Non è un fatto di parole. In viale Ortles, che era sinonimo di degrado e approdo notturno di gente disperata, continuano a presentarsi molte persone in difficoltà ma si coltiva la speranza di (ri)costruirsi un futuro. Si vive anche di giorno: ci sono spazi comuni per attività ricreative, la biblioteca, Internet, le panchine verniciate di fresco, i muri esterni di colori allegri e sgargianti.
Il funzionamento a orario continuato è una novità di quest’anno. È un inizio ma ben promettente. «La nostra sfida è riempire di contenuti e di significato questo tempo: il nostro obiettivo è che gli ospiti riacquistino la massima autonomia» dice il direttore della Casa, Cesare Prina.
È qui che Letizia Moratti accoglie gli ospiti del convegno sulla povertà. «È un luogo sempre più accogliente per il rispetto dovuto alla dignità delle persone, soprattutto a quelle che sono in difficoltà» spiega l’assessore alle Politiche sociali, Mariolina Moioli. Il sindaco lo definisce «un luogo simbolico». E aggiunge: «Abbiamo voluto aprirlo anche di giorno e destinarlo ad attività diurne perché gli interventi di emergenza sono importanti, ma ancora più importante è lavorare sul rafforzamento dei percorsi che consentono a chi è in difficoltà di raggiungere l’autosufficienza». Non (solo) assistenzialismo, ma (anche) progetti di sviluppo.