E a Palazzo Madama torna l’incubo fiducia

Se non facesse il ministro della Giustizia, Clemente Mastella avrebbe un futuro assicurato come sindacalista. Quando una categoria che tiene al proprio buon tenore di vita gli si affida, ha ottime probabilità di spuntare un bell’aumento, o di sventare atroci decurtazioni: chiedere a magistrati e alti papaveri ministeriali.
La mossa del Guardasigilli, che ieri ha minacciato di non votare il taglio dei ministeri, ha colto tutti di sorpresa nell’Unione. Ma lo stupore è durato poco: l’Udeur ha fatto subito capire che dello snellimento del governo gli importava poco o nulla. E che era un altro il problema per cui minacciava di mandare sotto Prodi: la vicenda dei simboli di partito, certo, che attiene tutta alle risse interne ai quindici partitini post-Dc ed è stata prontamente stralciata. E d’altronde Mastella non aveva tutti i torti a dire che non si capiva che caspita ci azzeccasse con la Finanziaria. Ma, soprattutto, la questione del tetto agli stipendi ai manager pubblici, che invece ci azzecca, eccome.
«Non ci stiamo», ha fatto sapere l’Udeur. La minaccia di non votare ieri è stata efficace, e la maggioranza, previo colloquio Prodi-Mastella, ha dovuto riaprire subito la trattativa per stirare le coperture, addolcire i tagli e introdurre una «fase transitoria» che dia respiro agli alti gradi ministeriali. Perché la norma va in aula lunedì, vede anche l’ostilità dei diniani, e - se il pasticcio non si risolve prima - il sogno di non mettere la fiducia può svanire presto.