E Pansa bacchetta il premier

nostro inviato a Firenze

Forza Italia si ripensa. E lo fa partendo da una due giorni a Firenze dal sapore un po' particolare, visto che Magna Carta e il Coordinamento azzurro della Toscana hanno deciso di far precedere il dibattito sul nuovo Statuto e sul futuro del partito da un lungo seminario allargato a studiosi, politologi e politici di entrambi gli schieramenti. Decisi, salvo lo scetticismo del leghista Roberto Maroni, a trovare un punto d'incontro per misurarsi sul tema delle riforme a partire dalla legge elettorale. Che l'approccio sia questo, d'altra parte, appare chiaro fin dalle prime battute quando Gaetano Quagliariello, senatore azzurro e presidente di Magna Carta, propone «una riflessione bipartisan» su tutti i temi della tavola rotonda alla ricerca di «una collaborazione di fatto» con il centrosinistra «nella differenza dei ruoli e nella chiarezza delle reciproche insopprimibili differenze». E pur se la riflessione parte dalla questione del Partito carismatico e del suo rapporto con le istituzioni, alla fine è sulle riforme che - seppure con accenti diversi - concordano sia Sandro Bondi che Luciano Violante.
«L'Italia - spiega il coordinatore di Forza Italia - si è impantanata in una lunga transizione di cui non si scorge lo sbocco e anche il bipolarismo è bloccato. L'unica soluzione può venire dal dialogo». Su queste questioni, replica il ds Violante, «dobbiamo misurarci insieme». Il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, però, ci tiene a dire che «la sede principale del dialogo deve essere il Parlamento». Chiaro il riferimento al referendum sulla legge elettorale di cui qualche minuto prima aveva parlato lungamente Giovanni Guzzetta, presidente del Comitato promotore. E pure qui, tra Bondi e Violante c'è una certa intesa. «Lo strumento referendario - dice il coordinatore azzurro - è l'ultima risorsa per salvare il bipolarismo ma c'è da augurarsi che sia il Parlamento a fare una sintesi e trovare un terreno comune per la nuova legge elettorale». E se Bondi definisce il referendum «una spada di Damocle sulla testa dei partiti», il dielle Gianclaudio Bressa parla di «pistola puntata sul Parlamento per convincerlo a ragionare su questa legge elettorale che è una schifezza». Decisamente perplesso Maroni, anche perché «se ci sarà il referendum sarà nel 2008». Insomma, «di tempo per discutere ce n'è». Così, il capogruppo della Lega alla Camera sposta il dibattito sul federalismo, «il vero tema di cui si sente l'esigenza di discutere».
Restano le differenze, invece, proprio sul tema del seminario. Per Bondi, «la leadership carismatica consente di colmare quel gap di consenso che serve per realizzare le riforme ed è essenziale per avvicinare la vita politica ai cittadini». Un punto di vista che Violante non condivide affatto, convinto che serva «un partito che abbia una permanente interazione tra dirigenti, iscritti ed elettori con la possibilità di far contare tutti, anche coloro che si dichiarano solo elettori». Argomenti, questi, toccati anche in apertura di seminario da politologi e docenti universitari. Delle primarie parla a lungo Oreste Massari, professore alla Sapienza di Roma e considerato di area centrosinistra. «Uno strumento - spiega - insufficiente perché oggi con le nuove tecnologie la partecipazione alle primarie non dovrebbe essere limitata agli iscritti ma allargata agli elettori». «Quelle di Prodi - aggiunge - sono state primarie non competitive e con numeri gonfiati a tavolino».
A margine del seminario, Bondi ipotizza anche possibili scenari per il futuro nel caso in cui la riconta dei voti desse ragione ai dubbi espressi a più riprese da Berlusconi: «Prevedere nel più breve tempo possibile un ritorno davanti al corpo elettorale. E questo può anche significare avere un governo di decantazione istituzionale che prepari il Paese alle urne».