E papà Luciano se la ride a Santo Domingo

«Mi definivano ciarlatano, ma ora è peggio di Tangentopoli. Vanno annullati tutti gli scudetti dell’era Gea. E io risarcito»

Pierangelo Maurizio

Per un Luciano (Moggi) che piange e se ne va, c'è un Big Luciano che se la ride. È Luciano Gaucci, ex patron del Perugia. Se la ride a Santo Domingo dove dall'estate scorsa sta «prolungando» le vacanze: «Pensavano fossi morto, e invece sono i truffatori che hanno distrutto il calcio che devono andare in galera. Devono avere il massimo del peggio...».
Ha visto che sta succedendo?
«Vanno annullati gli scudetti e le squadre compromesse retrocesse in C, a cominciare dalla Juve».
Berlusconi ha detto che al Milan vanno ridati due scudetti scippati.
«Per molto meno, in passato sono stati presi i provvedimenti più severi».
Lei aveva addirittura detto che devono essere cancellati gli scudetti degli ultimi dieci anni. Esagerato?
«Insomma da quando c'è Moggi, la Gea, e questa roba qui. Controllavano i giocatori, gli arbitri, i risultati delle partite e del campionato, tutto. Con un garante, Carraro, del tutto sommesso alla Gea».
Tutte accuse da verificare. Anche lei è inseguito da un mandato di cattura per bancarotta fraudolenta.
«Sì, ma i responsabili sono altri. Hanno voluto togliermi di mezzo perché davo fastidio, ma sono qui».
Il Perugia è stato fatto fallire?
«Certo. La società non aveva debiti ma crediti. Tanti. Mi devono ridare i 140 milioni di euro che si sono presi da me. Avevano promesso di restituirmeli e poi mi hanno fatto crollare. Sono frutto del mio lavoro. Avevo 3.500 dipendenti e non ho aerei da 130 miliardi di lire come qualcuno di questi signori del calcio taroccato».
Appena caduto in disgrazia, il Comune di Perugia le ha revocato anche la concessione dello stadio.
«Abbiamo fatto ricorso e anche qui vinceremo».
Se ora è come Tangentopoli...
«È peggio di Tangentopoli. Quando si parla di calcio si pensa sempre come a qualcosa di secondario. Ma qui sono coinvolte società regolarmente quotate in borsa. Sono stati truffati anche i risparmiatori. Sono fallite società come la Fiorentina, la Lazio, il Napoli e non è successo niente».
...dicevo, se siamo di fronte a una nuova Tangentopoli lei si sente un po' come Marietto Chiesa che accese la miccia ma che tutti preferirono ignorare?
«Dicevano che ero il ciarlatano. Non c'è stata una volta che alla radio o in tv non abbia denunciato il marcio. Ora in galera devono andarci questi signori, e bisogna buttare la chiave».
Il 5 febbraio disse che entro due mesi si sarebbe consegnato ai magistrati. Ne sono passati più di tre, quando tornerà in Italia?
«Tornerò quando avrò le garanzie che non ho avuto finora».