E al parco rivivono i «Bagni» di De Chirico

Meglio tardi che mai. Dopo svariati tentativi, arriva finalmente il taglio del nastro al complesso scultoreo di Giorgio De Chirico, i «Bagni misteriosi», che viene presentato al pubblico proprio nella versione concepita dall’autore nel 1973, in occasione della mostra «Contatto Arte/Città», nella 15esima edizione della Triennale di Milano. A togliere i veli di protezione e darle il benvenuto nello spazio verde alle spalle della Triennale sono stati, all’interno del parco Sempione, l’assessore alla cultura Stefano Boeri, il presidente della Triennale Davide Rampello, e Paolo Picozza, presidente Fondazione De Chirico.
Tra coloro che hanno contribuito a questo grande ritorno, oltre a Fondazione Giorgio e Isa De Chirico, Margraf, Mapei e T&D Robotics spa, Boeri ha citato anche «il mio predecessore Vittorio Sgarbi», promettendo «massimo impegno per recuperare un’ altra grande opera prodotta nello stesso momento: Il teatro continuo di Alberto Burri».
La nuova presenza nel prato della Triennale, pone anche il problema di «rendere quest’opera più aperta al parco: stiamo studiando con la Triennale la possibilità di avere un’apertura nella cancellata - ha spiegato Boeri - in modo da rendere fruibile lo spazio per tutti quelli che vengono ogni giorno in questo parco».
È proprio in questa ottica, infatti, di arte fruibile, che il Comune ha promosso la realizzazione delle copie dei due nuotatori e del pesce che compongono i «Bagni misteriosi», i cui originali sono custoditi da dicembre scorso nel Museo del Novecento, protetti perchè strutturalmente molto fragili, essendo stato realizzati dall’artista in biocalcarenite di retro scogliera, materiale adatto ad un’opera esterna ma temporanea.
«Ci sono opere che contemplano anche la possibilità che ne vengano fatte delle copie e che gli originali vengano custoditi in un luogo adatto: è un modo intelligente e lucido per farle conoscere e vivere dalla gente - ha spiegato Boeri -, certo è un impegno che richiede investimenti e grande cura». A dimostrarlo la storia stessa dei «bagni misteriosi», su cui più volte si è dovuto intervenire, l’ultima nel gennaio 2010 quando si è concluso il consolidamento e la protezione delle sculture e la ricostruzione del tessuto cromatico di superficie di tutti gli elementi del gruppo scultoreo che non è stato trasferito nel Museo del Novecento.
Per prevenire futuri danneggiamenti, o almeno per minimizzarli, sono stati previsti interventi di manutenzione con cadenza annuale per tutto il complesso scultoreo.