E a Parigi il paziente «morto» resuscita

da Parigi

I medici erano sul punto di utilizzare il suo cadavere come un «serbatoio» di organi, destinati ai trapianti. L'uomo, un francese di 45 anni, era stato stroncato da un infarto del miocardio mentre passeggiava in una strada parigina. Poi il trasporto in ambulanza al grande ospedale della Pitié-Salpétrière (lo stesso in cui è morta la principessa Diana e in cui Ronaldo è stato operato due volte), dove i medici hanno constatato il decesso. Appena avuta notizia della disgrazia, una speciale équipe chirurgica si è diretta in tutta fretta accanto a quel corpo esanime. Troppa fretta, visto che il cadavere non era affatto tale. Proprio mentre i medici si preparavano ad affondare il bisturi tra le viscere del poveretto, il cuore di quest'ultimo è uscito dal suo provvisorio letargo e i polmoni hanno ripreso a pompare ossigeno. Il «morto» si è messo a muoversi e a respirare. Adesso sta bene e forse sta ironizzando su quell'episodio ai limiti dell'incredibile, verificatosi nella capitale francese all'inizio di quest'anno.
Per mesi la vicenda è rimasta sotto silenzio, ma ieri il quotidiano Le Monde ha reso noto tutto quanto, creando non poco imbarazzo negli ambienti del grande ospedale parigino. Questi ultimi fanno notare che durante il tragitto in ambulanza il cuore non aveva ripreso le proprie funzioni e che in ospedale le analisi avevano decretato che non c'era più nulla da fare: l'uomo, col cuore fermo anche se non cerebralmente morto, era un potenziale donatore di organi. Di qui la corsa, e forse una certa precipitazione, verso un tentativo d'espianto, andato a vuoto per la «resurrezione» di quel Lazzaro alla parigina.
Nei mesi scorsi una speciale commissione d'esperti, insediata dalle autorità, ha indagato in gran segreto sull'accaduto, giungendo alla conclusione che ovviamente le lodevoli intenzioni di usare gli organi di un defunto a beneficio di altri esseri umani non possono far dimenticare le necessarie misure di prudenza.