E Parisi guida la fronda dei delusi

«Il suo discorso non mi è piaciuto, tutt’altro. Rischiamo uno scenario municipale: un sindaco e tanti gruppetti»

da Roma

Il post «Veltroni-day» è una giornata che scorre tra la routine di lavoro ma soprattutto all’insegna delle riflessioni (e gli inevitabili commenti) al discorso dell’ormai «Walter nazionale». C’è chi non lo ha visto, (come il presidente del Senato, Franco Marini che però assicura di averlo registrato) e chi come Bertinotti lo paragona alla francese Ségolène (anche se sconfitta?). E così ieri, tra i vari gruppetti di parlamentari in Transatlantico, l’interrogativo era uno: «Ti è piaciuto Walter?». Ad un «bravo, per carità, non gli si può dire nulla», si alternava il «niente di che, anzi un discorso abbastanza deludente».
Fin qui nulla di strano. Se non che la maggior parte delle critiche a «super Walter» sono arrivate proprio da esponenti della maggioranza, dallo stesso gruppo di persone che sta lavorando nel cantiere del Pd. Anche perché sono ancora tanti i punti oscuri del partito: a cominciare da chi saranno gli altri candidati (se ce ne saranno). Lo stesso Prodi, che dopo il discorso si è precipitato a telefonare al sindaco di Roma per congratularsi, in tarda serata poi diceva, quasi sibilando: «Speriamo di veder correre più candidati, di avere anche altre proposte». Vale a dire, aspiranti segretari «fatevi sotto». E al fuoco amico s’è aggiunto quello del sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, che ha rilanciato: «Le primarie sono importanti, ma hanno bisogno di più candidature. Veltroni penso possa essere un ottimo segretario», ma «non è irrilevante quante persone scenderanno in campo e come saranno».
Tra le varie sponde del «girone dei delusi» spicca un nome su tutti. Quello del ministro della Difesa, Arturo Parisi, al quale il discorso di Walter proprio «non è piaciuto». Anzi. In un’intervista rilasciata all’Espresso, il ministro lancia stilettate al sindaco capitolino, accusandolo, con il suo discorso, di «essersi assicurato l’appoggio delle macchine di partito in quanto tali: di Fassino in quanto segretario dei Ds, e dei Popolari che hanno firmato la sua candidatura mettendogli come numero due Franceschini, da sempre il successore designato di Franco Marini». Ma non finisce qui. Secondo Parisi ora si è «più indietro del punto di partenza».
Il ministro della Difesa ribadisce la sua disponibilità ad «una candidatura di servizio», sempre che ce ne siano le condizioni e «che si possa giocare ad armi pari». Un altro ministro, Antonio Di Pietro, è tra i delusi: da una parte plaude Veltroni, dall’altra si affretta a precisare «aspettiamo però i fatti, e soprattutto di capire come intende procedere». Nello stesso girone, intanto, il coro di scontentezza della Cdl è praticamente unanime: Veltroni? «Nulla di nuovo», anzi il vecchio che si ripropone. «Prodi è stato ufficialmente considerato una palla di piombo al piede del nascente Partito Democratico, per cui, per non tirare a fondo anche il nascente partito, sono stati costretti a proporre un nuovo leader che inesorabilmente finirà con l’eliminare Prodi», commenta il portavoce di Berlusconi, Paolo Bonaiuti.
Altro girone, altra corsa. I «competitor». Un girone dove praticamente sono tutti, per ora, alla finestra, ad osservarsi l’un l’altro: Rosy Bindi (che ieri in serata è andata in Campidoglio a fare visita al padrone di casa), Pierluigi Bersani, ma soprattutto Enrico Letta, uomo all’Avana dell’intero girone, il più tentato dal grande passo della discesa in campo. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio continua a riflettere e fa sapere di essere pronto. Ma ancora niente di ufficiale e ripete da giorni un unico ritornello: «La mia candidatura è molto incerta, veramente». Anche se Letta, un piccolo film in testa di come dovrebbe essere il Pd, su quali base dovrebbe essere fondato e su come procedere, già ce l’ha. Oggi il sottosegretario sarà in Puglia, dove incontrerà gli imprenditori locali. Lunedì poi a Milano, dove vedrà Bersani e chissà che non decida di dare l’annuncio ufficiale.
Dunque, «lavori in corso» nel cantiere Pd. E «gatte da pelare». Un esempio tra tutti: il fronte dell’ala radicale. «Walter è un leader autorevole e significativo» ammette il segretario di Rifondazione comunista, Franco Giordano, «ma per fare il candidato premier dovrà confrontarsi con la sinistra». A buon intenditor poche parole bastano.