E il Pdci fa la festa al «camerata» Bertinotti

Storace: «Figuraccia per il premier e i suoi “folkloristici” alleati di governo»

Fabrizio de Feo

da Roma

La rabbia sinistra contro «Fausto il decomunistizzatore» non si placa. E le accuse contro il presidente della Camera, «reo» di uno scandaloso gesto - aver accettato l’invito a partecipare alla Festa dei giovani di An il prossimo 16 settembre - si arricchiscono di nuove punte polemiche.
Il confronto è sempre interno alla sinistra radicale. Ed è tutto giocato sul filo del surreale, inciampando spesso e volentieri nelle parole d’ordine e nelle immagini degli anni ’50 e ’60. Ma certi copioni, nel grande teatro dell’orgoglio comunista, funzionano sempre. E così dal partito «competitor» di Rifondazione, quel Pdci che tenta in ogni modo di mettere le mani sullo scettro dell’ortodossia rossa, parte la risposta ufficiale e simbolica al gesto di improvvida apertura compiuto da Bertinotti verso gli eredi del Movimento sociale.
La proposta è firmata da Marco Rizzo, presidente dei Comunisti italiani al Parlamento Europeo, che in una nota annuncia che «il 16 settembre, lo stesso giorno in cui il presidente del Partito della Sinistra europea Fausto Bertinotti, per la prima volta, si recherà alla Festa dei Giovani di An per incontrare Gianfranco Fini», i Comunisti italiani guidati da Rizzo promuoveranno la giornata europea di «Ora e sempre Resistenza, l’attualità dell’Antifascismo». «Un’occasione questa - spiega Rizzo - per discutere della xenofobia, del razzismo e dei neofascismi in Italia e in Europa».
I primi a rispondere alla convocazione sono, ovviamente, i giovani del Pdci, fedelmente allineati all’ortodossia comunista ed evidentemente affezionati al feticcio della dicotomia fascismo-antifascismo. «Non si tratta di strappare qualche voto al Prc, ma di strappare con la storia del movimento comunista in Italia. Come Fgci (Federazione giovani comunisti italiani) di Roma non parteciperemo mai a iniziative congiunte con gli eredi dei fucilatori di Marzabotto e delle Fosse Ardeatine». Dopo la «conciliante» definizione appiccicata ai giovani di An, la Fgci indirizza un monito anche a Bertinotti. «Non ci può essere ruolo istituzionale che possa cambiare cent’anni di storia. Questa iniziativa si tiene a Roma, una città che ancora oggi subisce caroselli e attacchi squadristici neofascisti. Non è roba di 50 anni fa, ma è vita quotidiana».
Il timbro di infamia da apporre, sempre e comunque, sugli avversari politici, dunque non si scolorisce neppure a 60 anni di distanza. E l’antico vizio della divisione del Paese in buoni e cattivi, in Luce e Tenebra, con tanto di discussione aperta («no, il dibattito no» direbbe Nanni Moretti) sui totalitarismi neri passati e presenti (e inevitabili dimenticanze sulle dittature rosse) si ripropone come un «must», preannunciando un baccanale di retorica antifascista, conformista e rassicurante.
La prima volta di un comunista-comunista nella tana degli aennini, di quel Bertinotti protagonista di una «inflessibile e inarrestabile marcia verso la decomunistizzazione del partito» (Marco Rizzo dixit), alla festa di Azione Giovani si trasforma quindi in un puro esercizio di tiro al compagno, con l’arma affilata delle scomuniche a mezzo stampa. O, addirittura, fa scattare l’organizzazione di un contro-evento purificatore dell’anima comunista imbrattata dal contatto con i ragazzi di destra. Un’iniziativa che la dice lunga sulla modernità dei comunisti nostrani nelle loro variegate sigle e declinazioni, impegnati ad accusarsi vicendevolmente di aver abbandonato Marx e a censurare il confronto con altre realtà politiche, pur stando comodamente seduti al governo o in Parlamento. La chiosa alla diatriba tra i parenti-serpenti della sinistra viene dettata, non senza ironia, da Francesco Storace. «Forse aveva ragione Prodi a definire folkloristici i suoi alleati comunisti, il guaio per l’Italia è che con costoro il presidente del Consiglio pretende di governare. Una figuraccia senza pari. Magari l’unico a poterci sorridere su sarà il consuocero romano di Bertinotti, esponente di An».